Pellet, è finita un’era: la biomassa che fa risparmiare e riscalda di più sorprende tutti
Il pellet tradizionale, ottenuto da scarti di legno e segatura compressa, ha rappresentato negli ultimi anni una delle soluzioni più apprezzate per il riscaldamento domestico. Economico, disponibile, facile da gestire e soprattutto più sostenibile rispetto ai combustibili fossili, ha alimentato milioni di stufe in tutta Italia. Oggi, però, il settore delle biomasse solide si trova di fronte a una svolta concreta. Una nuova biomassa sta facendo parlare di sé per efficienza, sostenibilità e prestazioni: si tratta del pellet di bambù, e secondo molti potrebbe essere il vero sostituto del pellet tradizionale entro pochi anni.
Il pellet di bambù cresce nel mercato: meno cenere, più calore e zero pesticidi
Il pellet classico deriva dalla segatura di legno sottoposta a compressione. Si presenta sotto forma di cilindretti con alto potere calorifico e residui di cenere limitati, ma non trascurabili. Negli ultimi due anni, però, in diverse zone d’Europa e negli Stati Uniti, sta crescendo con forza un’alternativa: il pellet prodotto dalla lavorazione del bambù.
Si tratta di un biocombustibile capace di bruciare con emissioni minime e che lascia pochissimi residui, con una resa termica elevata. Secondo i dati diffusi da società di analisi energetiche, la crescita prevista per questo mercato nel solo 2025 è pari al +4,2%, con una domanda in aumento anche in Italia.
A fare la differenza è la natura stessa del bambù: una pianta resistente, che non ha bisogno di pesticidi né fertilizzanti chimici per crescere, e che sviluppa una biomassa uniforme, adatta alla trasformazione energetica. A livello industriale, questo si traduce in costi di produzione più bassi e in una filiera potenzialmente più etica, specie in confronto alle produzioni boschive di legname tradizionale.
Tra i motivi che stanno spingendo il passaggio verso questa nuova biomassa ci sono:
- l’elevata efficienza energetica, che consente un riscaldamento più rapido e continuo
- la quasi totale assenza di cenere, che rende il mantenimento della stufa molto più semplice
- l’assenza di residui chimici o additivi, aspetto importante per ambienti domestici con bambini o anziani
- una maggiore disponibilità di materia prima in alcune zone del mondo
Il pellet di bambù si candida così a diventare una valida alternativa anche per il mercato italiano, soprattutto in un momento storico in cui i consumatori cercano soluzioni che siano economiche, sicure e sostenibili.
Perché potremmo davvero dire addio al pellet di legno nei prossimi anni
Il settore del riscaldamento domestico è sempre più influenzato da fattori ambientali, normativi ed economici. I costi del gas naturale sono variabili, le politiche europee puntano alla decarbonizzazione, e la ricerca di fonti alternative si fa sempre più urgente. In questo contesto, il pellet classico — pur essendo rinnovabile — mostra alcuni limiti, in particolare nella filiera produttiva legata alla lavorazione del legname.
Il pellet di bambù, al contrario, offre un ciclo colturale molto più breve, spesso inferiore ai 5 anni, con raccolti multipli e una produzione continuativa. Questo significa più materia prima disponibile in meno tempo, con costi contenuti e minore impatto sugli ecosistemi forestali.
Già in paesi come Cina, Stati Uniti e Germania, l’uso del pellet di bambù ha registrato un’accelerazione importante, sostenuta anche da incentivi statali e da un aumento di produttori locali. Alcune aziende italiane hanno iniziato a testare miscele miste con percentuali di bambù, per valutarne resa e adattabilità alle stufe già installate.
Il processo di transizione potrebbe non essere immediato, ma gli indicatori parlano chiaro: la nuova biomassa è in crescita, e le sue caratteristiche la rendono perfetta per un utilizzo in contesti urbani o domestici, anche dove è richiesto un elevato standard di qualità dell’aria.
La possibilità di ridurre ancora di più le emissioni, abbassare i costi di approvvigionamento e offrire un prodotto senza pesticidi rappresenta una svolta reale nel panorama energetico delle abitazioni. Il pellet di legno, insomma, rischia di essere superato da un concorrente più pulito, più efficiente e – in molti casi – anche più economico.
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