Presentazione Di Mariano: “E’ stata una trattativa improvvisa, il progetto del Padova mi ha subito convinto”
Presentazione di Francesco Di Mariano al Calcio Padova:
Come è nata la trattativa? Cosa ti ha convinto a dire di sì? Da palermitano Padova è una piazza che sognavi?
La trattativa è nata l’ultima settimana di mercato, non pensavo di andare via da Modena, nell’ultimo periodo però sono cambiate delle dinamiche. Non volevo essere messo da parte e, visto il periodo che stavo vivendo, il procuratore mi ha parlato delle squadre che avevano dimostrato interesse verso di me. C’erano altre squadre interessate, soprattutto la Sampdoria, qui ha giocato un ruolo importante Mirabelli che mi ha parlato delle ambizioni della società, io cercavo una società stabile e ambiziosa, con un progetto in testa. Sicuramente il fatto di sapere di un progetto chiaro ha fatto la differenza, il Padova è una società importante e sono felice di essere qui. Sicuramente il ritorno di un patron padovano con ambizione ha fatto la differenza. In questi tre mesi dobbiamo salvarci e poi costruire il futuro a partire dal prossimo anno, quando c’è un progetto dietro a me piace. Sinceramente non ha inciso il gemellaggio tra le due squadre, in quelle ore decisive ho scelto per altri motivi.
Esterno, trequartista, dove ti vedresti?
Io nasco come esterno d’attacco, ho fatto anche la seconda punta, solitamente ho giocato nel centrosinistra. Negli ultimi anni gli esterni sono diversi da quelli di un tempo, si gioca spesso con la difesa a tre e io mi sono dovuto riadattare ai nuovi tipi di moduli. Io sono prettamente offensivo, ho fatto anche il quinto nel 3-5-2 ma le mie caratteristiche sono quelle di un giocatore offensivo, un esterno d’attacco. Poi sarà il mister a trovare la mia posizione come quella degli altri giocatori.
Arrivi in un momento strano, negativo dal punto di vista dei risultati, tre sconfitte di fila, ma positivo per il grande entusiasmo portato dalla nuova società piena di ambizioni. Anche gli acquisti, tra cui il tuo insieme a Caprari e Giunti, fanno ben sperare. Cosa hai respirato tu in questi primi giorni a Padova?
A gennaio si ricomincia un po’ come fosse luglio, le squadre cambiano e dunque bisogna riavvolgere il nastro. L’organico è cambiato e fino a maggio saremo questi, la squadra sa che deve salvarsi, ne siamo tutti consapevoli. Ho trovato dei ragazzi ottimi qui, la squadra ha sensazioni positive, nonostante il momento difficile. Il campionato di Serie B insegna che nel girone di ritorno può cambiare tutto.
Sei arrivato a Modena come un grande acquisto dal Palermo, cosa è successo in questi mesi? Come mai ti sei sentito fuori dal progetto? Con Andreoletti hai già parlato del ruolo che avrai?
Il calcio è un mondo particolare, non mi aspetto niente da nessuno. Ero partito molto bene a Modena ma poi il mister Sottil ha deciso di cambiare il progetto tecnico della squadra e voleva due punte di struttura. Io sono un esterno d’attacco o una seconda punta e dunque ho pagato la scelta. La mia idea è stata di dover cambiare aria e non poter accontentarmi di essere il sesto o il settimo attaccante. Sono stato bene e ho preso la mia decisione dopo una chiacchierata sincera con il mister. Il calcio è questo, ora devo ripartire. Sono qui con grande entusiasmo. Con mister Andreoletti ho parlato, è lui che deve trovare l’abito giusto per la squadra, io sono un giocatore offensivo, posso giocare in diversi ruoli d’attacco o come esterno di centrocampo con determinati moduli: il mister conosce le mie caratteristiche, sarà lui a scegliere.
Con il Modena hai giocato contro di noi e sei stato molto pericoloso: come vedevate il Padova come avversario?
Come una squadra ostica e compatta. A Modena siamo stati sempre molto aggressivi e a livello di gioco forse prima del Padova solo il Monza ci aveva messo sotto, il Padova ha grande intensità e un’ottima organizzazione in campo.
Tuo zio era Totò Schillaci, hai avuto modo di vederlo come calciatore?
Non l’ho mai visto giocare dal vivo, io sono un 1996. Andai all’addio al calcio al Barbera, ero molto piccolo. Sono cresciuto nella sua scuola calcio, ma l’ho vissuto più come zio che come calciatore. Purtroppo ci ha lasciato ma sono molto orgoglioso di essere suo nipote.
Che insegnamento ti ha lasciato?
Quando ero piccolo mio zio andava spesso in giro con le TV, lo vedevo poche volte al centro sportivo. Ha sempre fatto parlare i fatti. Era l’umiltà fatta persona e mi ha insegnato che senza sacrifici, perseveranza e umiltà non arrivi da nessuna parte.
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