Camorra e politica a Castellammare di Stabia, il prefetto nomina la commissione d’accesso. Il M5s medita se uscire dalla maggioranza
Era attesa da un momento all’altro e puntualmente è arrivata, la commissione d’accesso a Castellammare di Stabia. Anticipata da settimane di inchieste giornalistiche e giudiziarie sulla presenza di pezzi della politica cittadina nelle carte degli ultimi 11 arresti contro il clan D’Alessandro. Il prefetto di Napoli Michele Di Bari l’ha nominata con la formula di rito: “Per verificare la sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione del suddetto Comune. L’accesso avrà durata di tre mesi, prorogabili una sola volta per ulteriori tre mesi”. I commissari prefettizi sono già al lavoro.
La prima dichiarazione è quella del sindaco di area dem Luigi Vicinanza, che ha diramato un comunicato dal quale traspare – come già ribadito nei giorni scorsi – l’intenzione di andare avanti: “Accogliamo la decisione del prefetto di Napoli con assoluta serenità. Siamo pienamente tranquilli rispetto all’operato dell’amministrazione comunale, che ha sempre agito nel rispetto della legalità, della trasparenza e dell’interesse pubblico. Riteniamo che ogni iniziativa volta a garantire ulteriormente questi principi fondamentali possa solo contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e a rendere ancora più efficace, credibile e serena l’azione amministrativa, a beneficio dell’intera comunità di Castellammare di Stabia”.
Vicinanza potrebbe però fare a meno del M5s, che in queste ore sta decidendo se uscire o meno dalla maggioranza, dove esprime un solo consigliere, Alessandro Langellotti.
Sul caso Castellammare si era consumato un durissimo scontro tra Sandro Ruotolo e Vicinanza. L’esponente della segreteria del Pd di Elly Schlein era stato eletto consigliere comunale. Si è dimesso a fine anno invocando l’arrivo della commissione d’accesso e accusando il sindaco “di non essere stato un argine ai clan”.
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