Peste suina africana: restrizioni in calo. Ma resta da risolvere il nodo dei rimborsi
PAVIA. Peste suina africana: le restrizioni sono in calo, ma il nodo ristori è ancora al centro dell’agenda degli allevatori suinicoli.
Il tema è stato affrontato da Rudy Milani, presidente della federazione nazionale di prodotto Allevamenti suini di Confagricoltura, che a Pavia ha incontrato i vertici di Confagricoltura.
Secondo i dati di Regione Lombardia, fino a oggi la peste suina, malattia virale infettiva colpisce sia i suini domestici sia quelli selvatici, ha colpito 310 cinghiali e ventidue focolai suini, con danni incalcolabili per l’intero settore.
Anche se non è trasmissibile all’uomo e quindi non rappresenta alcun pericolo per la salute dei cittadini, la Psa può avere conseguenze gravi sia a livello economico sia sociale incidendo sulla redditività degli allevamenti e condizionando pesantemente le movimentazioni di suini e dei relativi prodotti all'interno dell'Unione europea, oltre alle esportazioni verso Paesi terzi. Al momento, il contenimento del cinghiale sta ottenendo risultati concreti tanto che lo scorso autunno Bruxelles ha deciso un allentamento. «È un segnale concreto – commenta il trevigiano Milani –. Il lavoro fatto in questi mesi da Regione Lombardia, insieme alla struttura commissariale, sul fronte del contenimento del cinghiale e della ricerca delle carcasse ha registrato un impatto reale. Stiamo parlando di un grande impegno: i risultati oggi si vedono e si apprezzano sul territorio. Gli interventi più efficaci si sono concentrati principalmente sul contenimento della specie cinghiale e sulla pulizia del territorio attraverso la ricerca delle carcasse per ridurre la circolazione del virus. Questa capillare attività richiede organizzazione e continuità».
Ora il settore provinciale attende le decisioni per l’imminente primavera. «Se continuiamo così – prosegue Milani – possiamo pensare che in primavera un’ampia zona della provincia di Pavia possa tornare libera dalle restrizioni Psa. E che si possa far tornare operativa una parte importante degli allevamenti ancora condizionati dai vincoli. Le aziende, dunque, potranno tornare gradualmente a lavorare con minori limitazioni nella movimentazione e, per una filiera come la suinicoltura, conta anche il tema della prospettiva commerciale: riprendere spazi di mercato è determinante, anche se non tutte le aziende escono nello stesso momento dalle zone di restrizione».
Previsioni buone sul fronte sanitario, ma su quello economico i ristori sono fermi. «Oggi sul fronte dei risarcimenti c’è un blocco che pesa – chiarisce Milani –. Gli allevatori non hanno ancora ricevuto i saldi dei danni fino al 31 ottobre 2024 e mancano ancora tutti i danni da novembre 2024 a oggi. È una condizione che poniamo sul tavolo con forza: non si può pretendere che un’azienda lavori in perdita per più di un anno senza un ristoro. Chiediamo tempi certi e liquidazioni che arrivino quanto prima alle aziende. Se il sistema decide, giustamente, di procedere con misure stringenti per contenere la Psa, allora deve anche prevedere i danni che provocano quelle misure. I danni sono stati documentati, abbiamo aspettato, ora le cose vanno sistemate».
E per l’immediato futuro? «Contenere i cinghiali prima che sia tardi perché siamo di fronte a un tema di prevenzione mancata – conclude Milani –. Confagricoltura ha iniziato nel 2015 ad affermare con chiarezza che andava contenuta la specie cinghiale perché la peste era alle porte. Abbiamo dovuto aspettare il 2023 per assistere a un cambio di passo».—