Salvini scarica Vannacci ma non le sue battaglie, dai neonazisti alla remigrazione: “Il 18 aprile in piazza a Milano”
“Idee in movimento”, la tre giorni targata Lega che si conclude domenica 25 gennaio a Rivisondoli, in provincia dell’Aquila, non ha partorito granché. Così tocca a quell’animale politico di Matteo Salvini regalare qualche titolo con la storia, ormai esausta, del destino del partito, tra “capitani, generali, colonnelli e marescialli”, ricordando stavolta che il suo partito non è una caserma. Ma che “la forza della Lega è la truppa, è il popolo, non il capitano”. Puntini sulle i di un leader che si è visto sottrarre i migranti e la sicurezza da Giorgia Meloni, partorendo una domanda di destra-destra raccolta dalla spregiudicatezza di un generale di nome Roberto Vannacci che alle elezioni europee ha portato in dote 500 mila voti, salvo poi innescare i mal di pancia di colonnelli e marescialli, che l’exploit europeo non ha impedito ai consensi di andare altrove e al secondo partito di governo di diventare il terzo, dopo Forza Italia, dicono i sondaggi.
Salvini parte con parole concilianti che però sanno di ultimatum: “La Lega è famiglia, comunità, non siamo una caserma: è voi, è perché ci siete voi e le idee, perché quelle non le ammazzi”. Vannacci non lo nomina. Lascia che siano gli astanti a capire ciò che intende, a immaginare il prossimo capitolo della saga. “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio senza rancore e col sorriso”, aggiunge. E rilancia: “Non abbiamo bisogno di pesi improduttivi, non abbiamo bisogno di voi e non ci mancherete”. E chiude: “E’ come quando vai in montagna e se hai lo zaino troppo pesante in vetta non ci arrivi. Dentro ci devono essere le cose necessarie per la scalata, non la Playstation. Noi lo lasciamo volentieri agli altri”. Però, però, dallo zaino Salvini non elimina né gli estremismi né le cattive compagnie.
Anzi, a dimostrazione che il loro partito di riferimento è la Lega, rivendica di aver ospitato al ministero dei Trasporti, di cui è titolare, Tommy Robinson, esponente dell’estrema destra britannica. Condannato per frode, nei guai per stalking, beccato in possesso di cocaina, entrato con un passaporto falso negli Stati Uniti e prolifico inventore di fake news che hanno innescato violente proteste contro gli stranieri in Gran Bretagna. “Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”, ha detto Salvini in Abruzzo. E per dimostrare che fa sul serio, l’appuntamento per la prossima battaglia lo ha già fissato, il 18 aprile a Milano. Parola d’ordine, remigrazione. Pronunciata negli ambienti neofascisti, sdoganata a livello mediatico da Vannacci, ora Salvini se la intesta. “Vi aspetto il 18 aprile in piazza Duomo” e “non sarà una piazza contro il fanatismo islamico, contro l’arroganza e violenza ma una piazza per”. E ha aggiunto: “Organizzeremo treni speciali, pullman, macchinate e ci saranno lì i patrioti di tutta Italia ed Europa, gli amici francesi, austriaci, spagnoli, portoghesi, ungheresi, inglesi e tedeschi nel nome della protezione dei nostri valori e della cultura occidentale”.
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