Il piano della PTPA per un nuovo modello di tennis mondiale
In questi giorni, a Melbourne Park, si giocano diverse partite. Parecchie, se contiamo le 127 del tabellone maschile, le altrettante del femminile, i doppi e tutto quanto. E ne sono in corse altre oltre a quelle sotto gli occhi di tutti sui caratteristici rettangoli azzurri. Tra queste, c’è la partita iniziata con l’azione legale promossa dalla PTPA lo scorso marzo che, dopo espunzioni e aggiunte, vede come convenuti l’ATP, la WTA e gli Slam. Anzi, tre Slam, dal momento che Tennis Australia ha siglato un accordo separato. Ci torneremo tra breve, perché partiamo invece dall’ultima novità: un documento della PTPA che descrive un nuovo modello di organizzazione del tennis mondiale, secondo quanto riporta in esclusiva Simon Briggs sulle pagine del Telegraph.
I punti salienti
- Un sistema a tre livelli, il più alto dei quali è il “Pinnacle Tour”.
- I migliori giocatori parteciperanno a soli 16 eventi a stagione.
- Il montepremi aumenterà del 50% nel primo anno.
- Parità di compenso tra uomini e donne entro il terzo anno.
- Ai migliori 100 giocatori sarà garantita una remunerazione di 1 milione di dollari nel primo anno, che salirà a 2,3 milioni di dollari entro il decimo anno.
- Governance unificata gestita da un’unica società madre.
Pinnacle significa vertice ed è evidente il richiamo al cosiddetto “Premium Tour”, l’idea avanzata da Tennis Australia a inizio 2024, una contromossa di Craig Tiley quando si era iniziato a parlare di un decimo ATP Masters 1000 in Arabia Saudita che avrebbe potuto coincidere con l’estate australiana. Evento ora confermato e previsto per il 2028, per quanto al momento non abbia una precisa (e neanche vaga) collocazione nel calendario, se non ipotesi che indicano febbraio come periodo più probabile.
La ricerca di finanziamenti
La differenza con la proposta di Tiley è che questo documento della PTPA, sempre secondo il Telegraph, è stato inviato a oltre venti istituti bancari cercando una manifestazione di interesse. Insomma, è partita la ricerca per finanziare questa iniziativa. Perché si fa presto a partorire idee per cui i tennisti possono giocare meno tornei guadagnando molti più soldi, poi però quei soldi qualcuni li deve mettere.
Interessante la parità di compenso (pay, in originale, che potrebbe anche essere reso come retribuzione, il compenso per il lavoro dipendente) entro il terzo anno, che è un modo diverso di dire che si parte con gli uomini che guadagnano di più. La foto di presentazione della PTPA allo US Open 2020 con solo tennisti maschi presenti ha insegnato poco. Il “salario minimo garantito” per i top 100 sarà inizialmente oltre il triplo rispetto a quello attualmente previsto dall’ATP per la stessa fascia di giocatori.
Governance frammentata ma coalizzata?
Poi, uno degli aspetti da sempre individuati come più negativi, i troppi organi di governo (i due Tour, l’ITF e gli Slam), sarà risolto mettendoli sotto un’unica società. Questo punto – da sempre visto come necessario – sembrerebbe contraddetto dalla causa stessa intentata dalla PTPA, secondo cui gli organi di governo del tennis agiscono e addirittura cospirano insieme in un cartello.
Per quanto riguarda il sistema a livelli mutuato dal Premium Tour, porta con sé anche le medesime perplessità, vale a dire la possibilità di una difficoltà ancora maggiore a entrare nel tennis che conta. È anche vero che non si conoscono ancora i dettagli, quindi siamo alle speculazioni.
La PTPA va a segno…
La PTPA sta quindi cercando di massimizzare gli effetti dell’azione legale, nel senso che le sigle citate preferirebbero senza dubbio evitare di “andare a processo”, tra costi pesanti e la possibilità di un verdetto che potrebbe ben vederle sconfitte. Va da sé che la stessa Professionals Tennis Players Association vorrebbe trovare una soluzione fuori dalle aule del tribunale. In tal senso, ha messo a segno un grosso punto grazie all’accordo raggiunto con Tennis Australia che, non a caso, ha fatto infuriare gli altri convenuti, non solo perché indebolisce la loro posizione, bensì perché in pratica si ritrovano a “letto con il nemico”.
Infatti, secondo i documenti del tribunale, ripresi dal Guardian, “Tennis Australia inizierà a fornire preziose informazioni che [gli attori] potrebbero o meno essere stati in grado di ottenere da Tennis Australia, informazioni che gli attori della class action per danni possono utilizzare per supportare le loro richieste ben prima dell’esibizione ordinata dal tribunale contro ATP e WTA. In cambio di una liberatoria per danni pecuniari, Tennis Australia accetta di fornire agli attori della class action per danni materiali, fatti e altre informazioni note a Tennis Australia rilevanti per le richieste contro i convenuti…”.
Eccoli allora ritrovarsi – secondo il New York Times – in una riunione segreta (cioè una… riunione), intenzionati e forse anche un po’ costretti dalle pressioni esterne a offrire sicurezza finanziaria ai tornei, produrre più entrate per il tennis e aumentare compensi, benefici e voce in capitolo per i giocatori.
… ma perde un pezzo importante
L’inerzia non è però tutta a favore della PTPA. La FFT, federtennis francese, a quanto pare sul punto di seguire la strada di Tennis Australia, è tornata invece sui propri passi. Soprattutto c’è stata (a dispetto della furba immagine di copertina) l’uscita di Novak Djokovic, “preoccupato della trasparenza”, co-fondatore insieme a Vasek Pospisil e sicuramente volto principale della PTPA, tanto che veniva spesso definita “l’associazione di Djokovic”, locuzione magari non formalmente corretta ma che aveva il pregio di individuare con immediatezza quella che a tutti gli effetti è, o era, la creatura di Nole.
A ogni modo, questa presa di distanze è un indubbio colpo per la PTPA, fin dall’origine alle prese con la questione della rappresentanza (non ha iscritti) e che senza il campione serbo perde peso politico. Tanto che a questo punto qualcuno potrebbe domandarsi chi siano e cosa ci facciano nel mondo del tennis il CEO Nassar e gli altri dirigenti, nonché il miliardario Ackman, per quanto il comitato esecutivo sfoggi sei giocatori tra cui Hubert Hurkacz e Ons Jabeur.
Ancora sul documento
Tornando al documento visionato da Briggs, si legge che “da anni il tennis professionistico rende al di sotto del suo potenziale. Nonostante sia il terzo sport più popolare al mondo per coinvolgimento globale dei tifosi, il tennis si colloca all’undicesimo posto a livello commerciale e significativamente dietro sport comparabili”. Non mancano i riferimenti ai “problemi strutturali più profondi: un modello di governance frammentato e repressivo, un calendario confuso e inaccessibile per i tifosi e compensi dei giocatori artificialmente limitati e ben al di sotto dei concorrenti del settore”, punti già espressi nel documento che ha dato l’avvio all’azione legale.
Il precedente (molto recente) della NASCAR
Se trovasse i finanziamenti che cerca, la PTPA potrebbe eventualmente rafforzare le prorie tesi presentando al tribunale l’esistenza di un modello alternativo a quello esistente. Senza contare che risale a poco più di un mese fa l’accordo raggiunto dalla NASCAR, joint venture che gestisce diversi campionati automobilistici, con le due squadre che l’avevano portata in tribunale accusandola di violazione delle norme antitrust. Proprio quello che sostiene la PTPA nella sua causa.