Città a 30 orari, il Tar boccia Bologna ma Pavia non abbandona il piano
PAVIA. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso presentato da due tassisti e ha bloccato “Bologna Città 30”, il provvedimento del Comune che due anni fa ha esteso a tutta la città il limite di velocità di 30 chilometri orari. Ma Pavia, che si ispira a quel modello (e a quello di altre città che hanno adottato iniziative analoghe anche prima di Bologna, come Olbia, o dopo, come Lodi), va avanti. Il governo di centrosinistra non arretra di un passo e il sindaco Michele Lissia spiega perché: «Non è una questione ideologica, non abbiamo deciso di lavorare su questa idea per partito preso, ma perché riteniamo che la tutela di categorie più deboli che si muovono in città, come pedoni e ciclisti, debba passare per forza attraverso misure mirate di riduzione della velocità. L’obiettivo è ridurre gli incidenti stradali, che anche a Pavia non sono purtroppo contenuti. A Bologna questo dato si è ridotto».
«Non solo limiti di velocità»
Il primo cittadino, poi, chiarisce che «si andrà ovviamente avanti con ragionevolezza e partendo da un’analisi dei dati, che ci permetterà di specificare le strade su cui applicare le limitazioni» e precisa che «”Pavia Città 30” non riguarda solo la riduzione della velocità sulle strade cittadine, ma un concetto più ampio di liberazione delle strade e delle piazze dalle auto». In ogni caso, precisa Lissia, «non abbiamo tanto seguito il modello di Bologna, ma di Olbia, partita con questa iniziativa già nel 2021, una città non governata dal centrosinistra ma da parecchi anni da un sindaco di Forza Italia». Per quanto riguarda Bologna il Tar ha accolto il ricorso dei tassisti dichiarando «non legittima» l’ordinanza del sindaco Matteo Lepore perché i divieti vanno dettagliati strada per strada. «E così è specificato nella delibera di giunta di ottobre 2025, la sentenza del Tar non sposta nulla per noi», chiarisce la vice sindaca e assessora alla Mobilità, Alice Moggi. Nel documento si legge, in effetti, che andrà definito «entro la prima metà del 2026 un programma delle attività finalizzato», tra le altri cose, a «eseguire una valutazione approfondita del contesto urbano delle singole strade da convertire a 30 chilometri orari considerando la classificazione funzionale (strade urbane di scorrimento, di quartiere, locali), le loro caratteristiche fisiche (larghezza, pendenze, incroci), il rispetto dei requisiti normativi».
L’avvio del percorso
Il percorso per Pavia, che dovrà concludersi entro il 2027, è appena all’inizio: le vie e le strade nelle quali applicare il limite dei 30 chilometri orari saranno indicate intorno alla metà di quest’anno. «Ci saranno prima una serie di incontri per sensibilizzare i cittadini – dice l’assessora Moggi –. L’obiettivo per noi è su più fronti: ridurre gli incidenti, l’inquinamento atmosferico e rendere più fruibile lo spazio pubblico». Sul primo fronte la delibera richiama i dati forniti dalla polizia locale relativi al 2024: nel Comune di Pavia ci sono stati 640 incidenti di cui 392 lungo strada e 248 in corrispondenza di incroci. Alcune zone e strade della città hanno già il limite di 30 chilometri orari: oltre alle strade del centro ci sono zone 30 in Borgo Ticino, al Vallone (via Cerveteri e via Solferino), via San Lanfranco e le strade vicino alle scuole. «La differenza però è che adesso queste sono l’eccezione – spiega Moggi –, invece il modello Città 30 capovolge questa proporzione: la maggior parte delle strade diventa con limite di 30 chilometri. Questo significa che saranno interessate anche le strade di periferia, dove si verificano buona parte degli incidenti più gravi». Non solo la velocità. «Il tema dei limiti si intreccia con il ripensare gli spazi della città, liberando ad esempio i marciapiedi dalle auto, come abbiamo fatto in viale Lungoticino, in piazza Castello e viale Partigiani, dove lo spazio per le auto è stato spostato sulla sede stradale – dice Moggi –. Lo scopo è migliorare per tutti l’utilizzo dello spazio pubblico». —