«Devi pagare la vecchia Tari». Ma le hanno rubato l’identità
BELGIOIOSO. Un incubo burocratico che sembra uscito da un romanzo kafkiano, ma che invece è tutto reale. Una storia fatta di carte, codici fiscali sbagliati, archivi che non dialogano e cittadini costretti a dimostrare di non essere mai stati dove la pubblica amministrazione li colloca.
Cosa è successo
«Mi hanno rubato l’identità, ho sporto denuncia ai carabinieri. Anche perché mi sono arrivati solleciti della Tari da Belgioioso, ma in quel centro non ho mai vissuto. Questo mi ha provocato anche un fermo amministrativo all’auto, ho dovuto pagare per poterla vendere. Una storia assurda». A raccontarlo, tramite il suo legale, è una 33enne originaria della Repubblica Dominicana, residente da anni a Pavia città. Qui ha avuto tre diversi indirizzi, tutti regolarmente registrati all’anagrafe comunale. Mai, però, ha abitato a Belgioioso, né ha mai posseduto o affittato una casa in quel comune della Bassa pavese. Eppure per l’amministrazione risulta debitrice di oltre 600 euro di arretrati per la Tari, la tassa sui rifiuti, riferiti agli anni 2017, 2018, 2024 e 2025.
Il Comune, tramite la società di recupero crediti Ica, che lavora per centinaia di enti locali italiani, ha avviato la procedura di riscossione fino a far scattare un provvedimento pesantissimo: il fermo amministrativo dell’auto. Un atto che, di fatto, paralizza la vita quotidiana di una persona. Senza macchina non si lavora, non ci si sposta, non si vive.
«Abbiamo dimostrato con i certificati del Comune di Pavia che la donna non ha mai abitato a Belgioioso – spiega l’avvocato Pierluigi Vittadini –. Tra l’altro l’immobile a cui sarebbe associata la Tari è stato venduto negli ultimi anni: è facile ricostruire i passaggi di proprietà. Nonostante questo, la situazione non si sblocca. Abbiamo già inviato tutta la documentazione alla società di recupero crediti per venire fuori da questa vicenda, le carte parlano chiaro: la signora non ha mai abitato a Belgioioso, quindi non deve la tassa rifiuti al Comune».
Un cortocircuito perfetto della burocrazia: un dato errato entra nel sistema e da lì si moltiplica, passando da un ufficio all’altro come una verità incontestabile. Il cittadino, intanto, diventa colpevole fino a prova contraria. Di fronte allo stallo, la donna ha presentato denuncia per furto d’identità. «Un caso che, a quanto ci è stato riferito, non è isolato», sottolinea il legale. Segno che il problema non è solo individuale, ma strutturale. Alla fine, per poter vendere l’auto, la 33enne ha dovuto pagare una somma che a suo dire non doveva pagare. Prima la sanzione, poi – forse – la giustizia. «Ora allegheremo al faldone anche la denuncia per furto d’identità, sperando di chiudere questo garbuglio» conclude l’avvocato Vittadini.