Operato per un tumore, fa il tedoforo per dare un segnale di speranza ai malati
La storia
/ STRADELLA
Fare capire che non bisogna mai mollare, lottare per superare le avversità della vita. Con questo spirito Claudio Civardi, stradellino di 64 anni, si appresta a portare la fiamma olimpica il prossimo 15 gennaio, nella tappa di Pavia del percorso che porterà ai Giochi di Milano-Cortina.
«Tre anni fa – spiega Civardi, che lavora alla cantina Losito e Guarini di Redavalle e fa parte del Gruppo di Protezione civile di Stradella – sono stato operato al Fatebenefratelli di Milano, dove l’equipe del professor Marco Lotti mi ha asportato completamente lo stomaco: avevo un tumore. Adesso sono sotto controllo costante. Ho deciso di fare il tedoforo perché voglio far capire a tutti che c’è sempre una speranza, che la vita va vissuta fino alla fine con tutte le nostre forze. Mio figlio Christian mi ha iscritto, perché è più pratico di me con le tecnologie, e via mail mi è stato comunicato che ero stato selezionato per portare la fiaccola il prossimo 15 gennaio nella tappa che si concluderà a Pavia in piazza Petrarca». Civardi sarà parte della carovana che sta scortando la fiaccola olimpica.
Il messaggio del tedoforo
«Mi devo trovare a San Martino Siccomario – continua Civardi –, poi i tedofori saranno portati con una navetta nei vari punti del percorso. So che sarò uno degli staffettisti in Pavia, ma non so ancora esattamente in che punto, perché ci diranno tutto all’ultimo minuto. Sono emozionato perché chiaramente ci potrebbe essere la possibilità di passare la fiaccola o riceverla da un grande sportivo o da un personaggio conosciuto, ma soprattutto, lo ribadisco, perché il mio vuole essere un segnale alle persone in difficoltà, perché bisogna lottare per superare qualsiasi difficoltà si incontri nella vita. Poi si tratta di un’occasione unica, quando ricapiterà di vedere la fiaccola olimpica così vicino a casa? Anche i Giochi a Milano sono a portata di mano, un'occasione imperdibile».
Lo sport è di casa tra i Civardi: «Alla fine degli anni '90 sono stato autista dell’ammiraglia della Mobilvetta – racconta –, la formazione di ciclismo professionistico con cui Eugenij Berzin che avrebbe poi concluso la sua carriera. Ho partecipato a due Giri d’Italia e a un Giro del Portogallo. Adesso faccio il navigatore nei rally storici, accanto a Vittorio Brambilla, il pilota, che è direttore della scuderia de Adamich, punto di riferimento nel campo della guida sicura. Inoltre sono un appassionato di sci alpino. Quest’anno non sono ancora riuscito a organizzare delle uscite, ma quando ho tempo vado al passo Penice o altrimenti faccio una settimana bianca a Molveno, in Trentino. In generale, lo sport è un vizio di famiglia, perché mio figlio Christian gioca a tennis, mentre mia figlia Cristina pattina sul ghiaccio. Alla fine mia moglie Livia si è dovuta adeguare, ci supporta nelle nostre scelte e ci "sopporta"». —