David Bowie moriva dieci anni fa: artista unico che ha riscritto le regole della musica, dell’arte e dell’identità
Dieci anni fa moriva (era il 10 gennaio 2016) David Bowie. Un artista unico che ha riscritto le regole della musica, dell’arte e dell’identità. Dalla Londra furiosa e ricca di stimoli degli Anni 60 alla Berlino che offriva nuove tendenze, dalla nascita di Ziggy Stardust al mistero del Duca Bianco, fino all’ultimo saluto cosmico di Blackstar. In ogni tappa Bowie si trasformava e appariva diverso, sempre un passo avanti al proprio tempo.
Icona e leggenda del glam rock, controcorrente e rivoluzionario con il suo alter ego Ziggy Stardust a simboleggiare la libertà artistica, trasformandola in una maschera androgina schierata contro ogni conformismo. Dieci anni fa il mondo della musica piangeva la scomparsa, a 69 anni, di David Bowie, uno dei mostri sacri della musica, capace di influenzare (con le note e non solo) tutto ciò che dopo di lui sarebbe venuto.
Era il 10 gennaio 2016, ad appena due giorni dal compleanno del Duca Bianco e dall’uscita del suo ultimo album ‘Blackstar’, inevitabilmente divenuto il suo testamento artistico. Da 18 mesi il cantante britannico – nato a Londra l’8 gennaio 1947 – lottava con un cancro che ne aveva fiaccato il fisico ma non lo spirito, capace di regalare al suo sconfinato pubblico ancora note e poesia. Da lì in poi ne sarebbe esistito solo il ricordo, perpetrato dalle decine di capolavori incisi sin dalla sua ascesa (nel 1969) con ‘Space Oddity’.
Quarant’anni di successi, passati attraverso una costante ricerca di nuove sonorità, un’evoluzione che ne ha condizionato anche stile e look, rendendolo un vero e proprio pioniere di più generi. Oltre al glam ci sono stati anche hard rock, soul, elettronica e persino hip-pop e indie. E poi i brani: ‘Starman’, ‘Life on Mars’, ‘The man who sold the world’, ‘Rebel, rebel’ e ‘Heroes’, solo per citarne alcuni. Per non parlare delle decine di collaborazioni con altri colleghi. Fra le più note c’è quella con i Queen, che portarono Bowie a cantare ‘Under pressure’, mai eseguita live con la band sino alla scomparsa (nel 1991) di Freddie Mercury.
Un lavoro su più fronti che ha reso Bowie un autentico punto di riferimento per altre star della musica, come Boy George, Kanye West, Prince e Madonna, che – dopo la morte – ha definito il ‘Duca Bianco’ “uno dei geni dell’industria musicale, uno dei più grandi cantautori del XX secolo. Mi ha mostrato che era giusto essere diversi”. Lungo tutta la sua carriera Bowie ha venduto circa 140 milioni di dischi, al punto che Forbes (nel 2007) lo inserì al quarto posto nella classifica dei cantanti più ricchi del pianeta.
Rolling Stones, invece, nel 2008 lo ha posizionato nella top 100 (22esima posizione) dei migliori cantanti di sempre e ha poi inserito cinque dei suoi lavori nella top 500 degli album. Artista a tutto tondo, Bowie ha recitato anche in diversi film, da ‘L’ultima tentazione di Cristo’ di Martin Scorsese (1988), dove ha interpretato Ponzio Pilato, a ‘The prestige’ di Christopher Nolan (2006), passando per l’italiano ‘Il mio west’di Giovanni Veronesi e con Leonardo Pieraccioni.
Tra le tante iniziative per ricordare l’eterno artista l’uscita del volume “David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo” di Paul Morley, venerdì 9 gennaio. La versione italiana, curata da Ezio Guaitamacchi, con la traduzione di Leonardo Follieri, è accompagnata da una prefazione scritta a quattro mani di Manuel Agnelli e Paolo Fresu.
Il libro è organizzato in capitoli che riflettono la natura duale dell’artista (“Fantasia e realtà”, “Sopravvivenza ed esistenza”, “Arte e morte”, “Est e Ovest”, “Caso e ordine”, ecc.). Morley delinea il paesaggio culturale e sociale in cui Bowie si muove, ne racconta gi incontri, le ispirazioni, i timori, anche attraverso estratti di interviste e analisi di performance e collaborazioni, costruendo una sorta di “playlist” esistenziale, che va oltre le sue hit e mostra come l’artista abbia saputo anticipare estetiche e paure del XXI secolo.
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