Carvani Minetti sarà tedoforo a Pavia: «La fiaccola simbolo del non arrendersi»
PAVIA. Esempio di resilienza, determinazione e forza di volontà il pavese Alessandro Carvani Minetti, 47 anni, sarà uno dei tedofori per i Giochi invernali Milano Cortina. A venticinque anni, a causa di un grave incidente in moto, Carvani perde l’uso delle braccia. Tornato a casa, reinventa la propria vita grazie anche allo sport, vincendo un titolo mondiale, due europei di paraduathlon, e conquistando il Record dell’Ora di paraciclismo su pista.
Carvani Minetti, come è arrivato a fare il tedoforo?
«L’assessore allo sport del Comune di Pavia, Angela Gregorini, ha portato avanti la mia candidatura. Il Comitato organizzatore dopo aver visionato la mia storia, mi ha contattato per propormi di fare il tedoforo, io ho accettato».
Cos’ha provato?
«Un grande onore e una emozione ancora maggiore. Devo dire che è stata una gran bella sorpresa. Essere invitati a ricoprire un ruolo tanto importante è ancora più prestigioso. Devo confessare che neppure nel mio sogno più recondito avrei mai pensato che potessero chiamarmi per fare il tedoforo».
Ritiene possa essere il coronamento della sua carriera?
«No, perché coltivo sempre il sogno di andare alle Paralimpiadi, anche se questo è il massimo traguardo, per ora. Ho vinto tutto quello che potevo vincere da paratleta, dal titolo italiano a quello mondiale. Certo che assaggiare il mondo delle Olimpiadi come portatore della fiamma olimpica è una grande soddisfazione inaspettata. Lo vedo come un primo passo verso il sogno di partecipare alle Olimpiadi».
Porterà la fiaccola nella sua città.
«Mi immagino l’emozione, perché qua sono nato sportivamente parlando prima come canottiere nel Cus Pavia da ragazzo, per poi vincere tutto nel mondo paralimpico e camminare nella mia città con la fiaccola rappresenta un segno di inclusione sportiva e di vita. Voglio trasmettere l’amore per lo sport, la fatica ed il sacrificio che porta ai risultati».
Lei porta già la sua storia nelle scuole, in questo modo la porterà davanti a tutti.
«Portando la fiaccola voglio dire di non arrendersi mai, di ripartire con tenacia, così come ho fatto io trasformando la disabilità in un punto di forza, tanto da diventare uno dei più forti atleti di paraduathlon in ambito mondiale».
Lei dopo quel terribile incidente ha perso l’uso del braccio destro e in parte del sinistro, come porterà la fiaccola?
«Troveremo un modo, anche con i denti pur di portarla. Con la mano sinistra certamente oppure la cintura come i portabandiera o la incastrerò nella cintura della tuta. Una soluzione c’è sempre. Dovrebbe pesare circa un chilo e mezzo, sono poche centinaia di metri ed io ho superato ben altro per vincere i titoli nel paraduathlon».
A chi la dedica?
«Alla consegna o all’inizio ci saranno moglie e figlio, i miei genitori, inviterò anche Andrea Libanore, amico di tante avventure e presidente della mia società sportiva. Voglio condividere portando la fiaccola con tutti i miei parenti ed amici, chi mi ha sostenuto in tutti questi anni ed il posto di lavoro che mi ha permesso di arrivare dove sono ora». —