Me lo chiedo dal primo anno della laurea: perché devo pagare una tassa per essere medico?
di Angelo Bianco
È l’ultima incazzatura di ogni anno, è da quando uso il fonendoscopio, è l’ultima spesa dell’anno, è l’ultimo botto che mi esplode in testa. La pagherò all’ultimo giro di lancette con la tredicesima, come sempre, come fan tutti, perché a noi medici a questo serve, all’ultimo giro di scatole: è l’Enpam! Sono costretto perché non ne ho voglia, mi disturba, mi nausea, mi sfugge la ragion d’essere.
Non sono un evasore, conosco i miei doveri e li assolvo tutti ma questo è un altro furto legalizzato, difronte al quale non ho difficoltà a trovare aggettivi educati per dirne della mia rabbia fiscale. Me lo chiedo dal primo anno della mia laurea in Medicina: perché devo pagare una tassa per essere medico? Se poi faccio libera professione, c’è un’altra quota ancora da pagare perché non basta quanto alla voce A, l’alfabeto delle tasse Enpam copre vocali e consonanti, tutte, nessuna esclusa.
Dal secondo anno, invece, ho un’altra quaestio irrisolta: quali servizi mi assicura, di cui ho necessità? Nessuno provi a dirmi perché ne avrò una pensione perché l’aggettivo lo trovo ma è maleducato. Glisso sugli stipendi della direzione di questo carrozzone che non ha eguali per cifre per altri di uguale natura funzionale, diventerei volgare e querelabile e il direttivo medico Enpam usa adire a vie legali contro i suoi stessi colleghi medici che osano criticare!
Non ne ho gaudio che da vent’anni che il mal è comune, ad esempio, c’è anche un consiglio d’amministrazione, lautamente pagato, per il ponte fantasma di Messina, ma essere italiano non può essere sempre la scusa di ogni assurdo, grottesco, irrazionale ma legalizzato istituzionale.
Sì dirà, i dirigenti dell’Enpam hanno una responsabilità importante, gestiscono un patrimonio importante, meritano di guadagnare tantissimo e posso anche non capire ma adeguarmi, da buon italiano, ma per la mia responsabilità e per il mio patrimonio, le due uniche cose a cui tengo, lor signori cosa fanno? Io non ho meriti cui avere riconoscenza a doppia cifra? Umilmente, io mi accontenterei di uno sconto, ad esempio, la quota A. Invece, abbiamo sconti per le vacanze, per le macchine, per i prestiti, per altre cose ancora su cui, però, posso io decidere se essere interessato e versare o meno la quota o trattenerla per comprarmi quello che voglio?
Altre quaestio: se io tiro le cuoia un giorno dopo essere andato in pensione, cosa che, poi, sta succedendo ormai con significatività statistica perché il traguardo dei giardinetti aumenta sempre un giorno di più a fronte di uno stress che non diminuisce, la mia agognata pensione di ben 250 e spiccioli di euro, per la quale ho versato contributi per 30 anni e altri spiccioli di salute, a chi va? È reversibile?
Non c’è medico che conosco che farebbe molto volentieri a meno di pagare questa tassa perché dell’Enpam ne ha notizia di esistenza solo quando gli arriva il giornalino, che non credo abbia mai letto con interesse, poi il silenzio.
E non c’è medico, anche che non conosco, che sarebbe felice se il bollettino che rateizza, che ne rende il lignaggio di spesa importante nell’economia di una famiglia, potesse spenderselo come meglio crede, adesso, però, e non dopodomani per cambiarsi la dentiera, il pannolone, il modello turbo diesel della carrozzina, l’apparecchio acustico o per la badante, a cui toccare le tette senza ricordarsi più il perché.
Siamo davvero una classe di lavoratori “cornuti e mazziati”, nudi alla meta di diritti davanti a tutti, meno che a noi stessi, vinti senza colpo ferire dai doveri per tutti, noi siamo solo lavoratori di classe. Qualcuno ha detto, suscitando facile ilarità “dammi tregua, le tasse sono inevitabili come la morte ma almeno la morte non arriva ogni anno”, l’Enpam è arrivata anche quest’anno, non mi dà tregua alcuna ma io non sorrido, neanche quest’anno, e io pago!
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