Donerà un rene al fratello: «Così la sua vita sarà migliore»
PAVIA. Ai primi di settembre donerà un rene a suo fratello affetto da grave nefrite, per scongiuragli la schiavitù della dialisi: «Rocco è stato con me in ogni istante, ora l’unico modo che ho per fargli capire quanto lui sia importante è provare a ridargli quello che ha dato a me, ossia una vita migliore. Stiamo parlando di mio fratello, è stato spontaneo offrirmi». È l’affetto che ha convinto Francesco Nucera, 45 anni, residente a Giussago, sposato e padre di tre figli, a donare da vivente. Una procedura collaudata da anni, ma ancora ammantata da un velo di ignoranza che l’uomo ha deciso di squarciare, raccontando il suo percorso verso il trapianto attraverso un diario sui social: «Mi sono fatto testimone di questo viaggio su consiglio dei medici, per aiutare altri che si trovano in situazioni simili. All’inizio ero il primo che non ne sapeva molto di donazione, specie quella da vivente, ancora oggetto di miti da sfatare», racconta Nucera, di professione soccorritore e scrittore che da qualche tempo lavora per il servizio trasporti interni del policlinico. È lì che verrà eseguito il trapianto: il San Matteo è centro leader per queste operazioni, che svolge ormai dal 2009.
Peggioramento repentino
La necessità del trapianto è emersa l’anno scorso, quando la salute del fratello 52enne di Nucera, ammalato dal 2017 e seguito dall’Humanitas di Rozzano (dove è residente) ha subito un repentino peggioramento. «Lo stavano preparando psicologicamente a un futuro di dialisi, che impone sedute di molte ore per tre o quattro giorni la settimana: con il lavoro che faccio, so bene quanto possa essere stancante poiché vedo i pazienti che fanno il trattamento. È per risparmiare questa vita a mio fratello che ho deciso di offrirmi per la donazione, e così aveva fatto anche mia madre». È in quel momento che comincia la ricerca di un centro trapianti, dato che l’Humanitas non ce l’ha. All’inizio la famiglia ha valutato l’ospedale di Biella (in Piemonte) per poi scegliere il policlinico di Pavia.
I due fratelli avviano l’iter di valutazione per la compatibilità al trapianto intorno all’ottobre scorso: un percorso dove ricevente e donatore vengono sottoposti a diversi esami medici e consulti psichiatrici, oltre al passaggio in tribunale per accertare che, chi si sottopone alla donazione, lo faccia di sua sponte e senza condizionamenti. «È stato più difficile attendere l’esito degli esami clinici per escludere malattie o tumori, che decidere di sottopormi al trapianto – aggiunge Nucera – ma l’equipe del San Matteo ha fatto di tutto per accoglierci e prepararci nel migliore dei modi: dai medici agli psichiatri ho trovato professionisti competenti e umani, che hanno fatto di tutto per farci sentire a nostro agio in ogni momento di questo iter. Anche in tribunale, dove si compie una parte del percorso di fronte al giudice, ho ricevuto grande disponibilità».
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In questi mesi, non sono mancati dei momenti di dubbio e umana preoccupazione: «All’inizio mio fratello ha avuto degli attimi di timore, visto che come tutti gli interventi anche il trapianto ha una bassa ma ineliminabile percentuale di rischio. Alla fine sono riuscito convincerlo, perché ciò che voglio è che il nostro legame profondo resti lo stesso di sempre. La notte prima dell’operazione dormiremo nella stessa stanza come quando eravamo ragazzini: sarà bello, non lo facciamo da almeno trent’anni».
Il diario social
Dallo scorso luglio, Nucera racconta il suo viaggio sui social, affinché anche altri che vivono un momento simile possano trovare conforto e condivisione. Si sta anche impegnando per combattere le false credenze che riguardano la donazione da vivente: «Come tutti all’inizio avevo dei dubbi generati dall’ignoranza – racconta – mi dicevano che non avrei potuto fare sport né andare in palestra, che non sarei stato più me stesso. Poi ho parlato con chi i trapianti li fa per lavoro e ho scoperto che, sia prima sia dopo l’operazione, l’attività fisica è fondamentale per affrontare al meglio l’intervento e alleggerire il decorso post-operatorio. Insomma, mi avevano detto un sacco di c... per la gioia di tutti, continuerò a postare foto dalla palestra. Quando ho condiviso queste riflessioni sui social ho ricevuto molti messaggi tra cui un ragazzo cui è stato tolto un rene per altri motivi, che mi ha raccontato come si possa vivere un’esistenza normale anche dopo l’intervento». E in attesa dell’operazione mette in fila i motivi che l’hanno spinto verso un gesto di generosità, in un momento storico in cui la propensione alla donazione sta calando in Italia: «Ho pensato a tutte le volte che io e mio fratello abbiamo parlato del Milan, a quando era ai piedi dell’altare il giorno del mio matrimonio, a quella volta in cui mio fratello è partito militare e io mi sono sentito perduto. Quando pensate che io stia facendo una cosa grande per lui è solo perché non avete idea di cosa lui abbia fatto prima per me».