Tracce sul tampone di Chiara Poggi, possibili confronti con i compagni di scuola di Sempio
GARLASCO. Chi ha toccato il corpo, ma anche gli amici e i compagni di scuola dell’unico indagato, Andrea Sempio, e pure i conoscenti di Chiara Poggi, che quella mattina del 13 agosto 2007 aprì in pigiama a qualcuno che conosceva. I carabinieri del nucleo investigativo di Milano provano a fare un elenco delle persone a cui potrebbe appartenere il Dna sconosciuto trovato sul tampone orale di Chiara Poggi.
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Si parla di almeno 30 persone, calcolando che solo nella classe dell’indagato c’erano 16 studenti. La perita Denise Albani, incaricata dalla giudice Daniela Garlaschelli di condurre l’incidente probatorio sull’analisi genetica, si muove sul fronte della possibile contaminazione e per questo chiederà al medico legale Marco Ballardini chiarimenti su come fu eseguito il tampone (dai primi accertamenti è emerso che il prelievo dalla bocca fu eseguito con una garza non sterile).
Sull’altro fronte, quello che ipotizza che il Dna di «ignoto 3» sia la traccia dell’assassino o di un complice, si muovono invece i carabinieri e i pm. D’altra parte il capo di imputazione a carico di Sempio è una cornice ampia che abbraccia anche a questa ipotesi: il commesso di 37 anni è indagato infatti per concorso in omicidio con Alberto Stasi, il fidanzato della vittima già condannato a 16 anni, o con altri soggetti rimasti ignoti.
Acquisiti i registri di classe
Tocca agli inquirenti, quindi, il compito di trovare il titolare del cromosoma Y isolato su due campioni, uno dei quali misto alle tracce dell’assistente del medico legale che ha lasciato il suo profilo genetico anche su un terzo campione, dove la compatibilità è del 99%. Gli inquirenti continuano a mantenere sulla vicenda il riserbo più stretto, ma da quanto si è saputo in questa analisi genetica non preleveranno tamponi a tappeto come era accaduto nel caso di Yara Gambirasio: gli investigatori si concentreranno sui tecnici intervenuti subito dopo la morte della ragazza (gli operatori del 118, il medico legale, gli operatori dell’agenzia funebre, i tecnici e i carabinieri presenti all’autopsia) e anche su chi faceva parte del suo giro ristretto di amicizie. La vittima la mattina del delitto ha aperto infatti la porta di casa senza esitazioni a una persona con cui avrebbe avuto confidenza. A questi nomi bisogna aggiungere, seguendo l’ipotesi degli investigatori, i compagni di classe di Sempio, che frequentò l’Ipsia e si diplomò nel 2007, due mesi prima della morte di Chiara Poggi, e gli amici, che erano anche amici del fratello della vittima, Marco Poggi. L’acquisizione dei registri della classe risalirebbe ad alcuni giorni fa, quando emerse la presenza di un profilo genetico sconosciuto nella bocca di Chiara Poggi.
Contaminazione da escludere
In prima battuta, comunque, resta da chiarire se il Dna di «ignoto 3» sia o meno frutto di una contaminazione, come alcuni dei consulenti di parte danno per quasi certo, e per questo bisognerà attendere le valutazioni della perita Albani, dopo aver sentito anche Ballardini. L’autopsia da lui firmata nel 2007 non mostrò comunque evidenze di morsi da parte della vittima verso il suo aggressore.