Garlasco, la criminologa Bruzzone: «Il Dna? Si sta cercando un fantasma. Con questi indizi non si va a processo»
GARLASCO. «Ci manca solo che prendano il Dna a tutti gli uomini di Garlasco: si sta cercando un fantasma. Con questi indizi non si va a processo». Roberta Bruzzone, criminologa e opinionista nota per le sue apparizioni in tv, commenta l’inchiesta bis su Garlasco mentre si prepara a partecipare, questa sera, al quarto appuntamento della rassegna “Vigevano in castello” con “Le favole da incubo”, la ricostruzione di dieci casi di femminicidio. Delitti in cui donne sono uccise da uomini «manipolatori», come è accaduto, secondo la verità giudiziaria, a Chiara Poggi a Garlasco, il 13 agosto 2007.
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La verità giudiziaria, appunto. L’inchiesta bis su Garlasco riscriverà un altro finale?
«Ho grande rispetto per il lavoro della magistratura, ma al momento non c’è alcun elemento che possa davvero riscrivere un’altra verità. Anzi, più ci si accanisce ad approfondire circostanze dell’indagine già fatta e più gli elementi a carico di Sempio si indeboliscono, si sgretolano».
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Si riferisce al Dna trovato sul tampone orale di Chiara?
«Quel Dna è in quantità irrisoria e proprio questo depone a favore di una contaminazione. Le tecniche oggi sono molto più sensibili, da una singola cellula siamo in grado di estrarre Dna, ma stiamo sempre parlando di una quantità scarsissima in questo caso, tipica, appunto, di un inquinamento. Una cosa è certa: Chiara non ha morso nessuno e nessuna mano le ha tappato la bocca, sia perché il Dna sarebbe stato più consistente sia perché non sono stati trovati segni sul volto o sulle mucose in grado di reggere questa tesi».
Gli investigatori stanno facendo una lista di persone da esaminare per una attribuzione. Si scoprirà mai chi è questo «ignoto 3»?
«A me pare una fatica inutile, non si arriverà a nulla, perché non c’è alcun aggressore o complice da trovare. Si sta cercando un fantasma».
Però restano le unghie di Chiara: come si spiega il Dna di Sempio in quel punto?
«Chi lo dice che è di Sempio? Questo è il vero nodo da sciogliere: c’è una valutazione del consulente De Stefano nel 2014, che disse, condiviso da altri consulenti, che quel materiale era degradato e non fosse possibile usarlo a fini comparativi. Come fa oggi a diventare utile? Quel materiale non c’è più, stiamo parlando di un tracciato sulla carta. Anche Emiliano Giardina, il primo perito incaricato e poi ricusato dalla Procura, era d’accordo. Vediamo cosa dirà la nuova perita, Denise Albani».
Contro Sempio ci sarebbe poi l’impronta 33 trovata sul muro delle scale della cantina.
«Guardi, faccio questo lavoro da 25 anni e conosco persone competenti: a loro ho chiesto, in tempi non sospetti, prima delle consulenze di parte, di esaminare quell’impronta e tutti mi hanno detto la stessa cosa, cioè che al massimo c’erano sei o sette minuzie coincidenti. Peraltro non capisco perché, se è così importante, non inserisci questa impronta nell’incidente probatorio, nel contraddittorio delle parti».
Però gli investigatori stanno facendo anche indagini tradizionali. Non sappiamo cosa hanno in mano.
«Gli scritti su cui Sempio scrive di avere fatto cose terribili? Il suo profilo psicologico? Se ci fosse altro avremmo una misura cautelare, visto quello a cui stiamo assistendo da mesi. Aggiungo che proprio l’accanimento su questa frazione di Dna sul tampone orale di Chiara suggerisce una certa debolezza dell’impianto accusatorio. Perché cercare il Dna dei compagni di Sempio visto che su Sempio non stanno trovando niente? Stiamo rincorrendo suggestioni. Per più di un mese qualcuno ha dato per certo che quella mattina Chiara avesse fatto colazione con i suoi assassini, poi la spazzatura viene esaminata e spunta che c’è il Dna di Stasi. A quel punto non è più la spazzatura degli assassini».
Quindi che finale si immagina?
«Sto alla finestra e attendo che la Procura tiri le somme, ma con quello che è emerso fino a questo punto non ci sarà nemmeno un processo. Chiara, per la brutalità con cui è stata uccisa, rappresentava per l’assassino un problema, una fonte critica, un motivo di vergogna. Gli errori fatti nelle indagini non hanno permesso di precisare il movente, cancellando ad esempio le tracce dell’attività della sera prima sul pc. Ma c’è una sentenza passata in giudicato dove nessuno ha mai parlato di concorso. Se vuoi indagare su altro devi togliere Stasi dalla scena. Rispetto il lavoro degli inquirenti ma mi auguro anche che se non troveranno nulla avranno la forza di tornare sui loro passi».