Ivrea, l’orrore durante il processo per furto: «Il mio ex coinquilino mi ha violentata nel sonno per un mese»
IVREA. «Lui mi ha violentata nel sonno per un mese, scusatemi, scusate». È scoppiata in lacrime nel bel mezzo di un processo per furto. Testimoniava sulle minacce subite aggravate dall’uso di una pistola (che poi si è rivelata finta), che aveva subito da un’altra persona.
Caso ha voluto, però, che tra i volti sottoposti dal pm Alessandro Gallo per il riconoscimento di rito, ci fosse anche quello del suo ex coinquilino.
Abitavano insieme all’ex hotel Serra, nella macchina da scrivere. Un periodo buio della sua vita, come la donna trova finalmente la forza di raccontare dopo la domanda della presidente del collegio Stefania Cugge: «Non l’ho ancora denunciato perché ne ho parlato con il mio avvocato. Ma trattandosi di un periodo durante il quale io bevevo, perché non stavo veramente bene, ero appena stata cacciata di casa. Insomma, vabbé, situazioni… Mi è stato chiesto di richiedere al terzo inquilino della casa di testimoniare, il quale, insomma, anche con lui non sono passate cose bellissime, io non sono ancora riuscita a contattarlo e poi comunque già oggi rivangare questi fatti avvenuti dopo tanti anni per me è un peso psicologico importante. Di conseguenza l’idea, appunto, di…. È una cosa che stavo valutando».
Così il collegio ha disposto la trasmissione degli atti in procura per violenza sessuale, come richiesto dal pm, per l’uomo che lei ha riconosciuto: Tiago Paulino Santos, di 25 anni. I contorni della vicenda andranno chiariti e la donna dovrà essere chiamata in procura a Ivrea.
Il contesto in cui è maturata la denuncia, però, era quello di un processo che inizialmente era istruito per rapina, poi riqualificata in furto aggravato. Riguarda fatti del 2020, accaduti subito dopo il lockdown e di cui a lungo si era parlato in città. Tutti messi in fila l’uno dietro l’altro, perché i protagonisti, in fondo, erano sempre gli stessi.
Tra loro c’erano gli eporediesi Antonio Tito Capriulo 31 anni, difeso dall’avvocato Federico Zinetti, condannato a 3 anni e 1 mese complessivi, Manuela Fregonese, difesa dall’avvocato Marco Pinato, 38 anni, condannata a 1 anno e 3 mesi e Giovanni Merola Junior, 30 anni, rappresentato dal suo legale Ruggero Marta, condannato a 2 a nni e 5 mesi.
Le difese sono riuscite a ottenere la riqualificazione del fatto principale, una rapina alla Vinosteria Solativo, in cui è stato rubato prima un portafoglio con pochi spiccioli dentro.
I ladri, delusi, hanno inveito contro i derubati, glielo hanno tirato dietro e da lì si è scatenato un parapiglia in cui hanno cercato di rubare gioielli e un altro portafogli alle vittime. I tre però sono stati assolti dall’accusa di aver causato lesioni alle vittime.
Condannato, poi, il solo Capriulo per aver minacciato la ragazza con la pistola replica, molto simile ad una vera, tanto che la ragazza era ancora scossa dall’accaduto. Durante l’esame ha testimoniato anche di esser stata colpita con il calcio a più riprese, mentre Capriulo le urlava che l’avrebbe ammazzata. Anche in quel caso, non trovò la forza di denunciare, ma a farlo per lei fu un dipendente del Moma, che ha testimoniato a processo.