Abusi sessuali all’Ubertini di Caluso, la bidella testimonia: «La ragazza disse: lo denuncio per soldi»
CALUSO. «Lo faccio per soldi». Lina Pane, storica collaboratrice scolastica dell’Iis Ubertini, lo ripete con sicurezza testimoniando davanti al collegio del tribunale di Ivrea presieduto dalla giudice Stefania Cugge: «Quella ragazzina disse che aveva denunciato il professor Finotto per soldi». Poi, la collaboratrice avrebbe chiesto lumi a una compagna di classe che lo avrebbe confermato. La donna racconta anche di confidenze raccolte da una delle quattro ragazze che hanno denunciato il professor Daniele Finotto, 59enne di Castellamonte, difeso dall’avvocato Celere Spaziante. «Conosco la ragazza da quando era piccola e parlavamo molto - spiega la collaboratrice -, mi disse che era stata invitata dalle compagne di classe a dire una bugia. Ora però si sentiva in colpa, perché sapeva che il professore era stato preso di mira. E infatti in quel periodo ha perso peso ed è stata male». La ragazza non si è poi costituita parte civile al processo contro Finotto e in sede di incidente probatorio ha negato che ci fossero stati comportamenti inappropriati. Alla prossima udienza, che sarà quella di discussione, il collegio ha disposto di ascoltare sua madre, che sarà una testimone fondamentale.
La collaboratrice non è l’unica testimone che interviene in favore di Finotto. Sfilano in aula altri tre professori - due nell’udienza di giovedì 3 e una giovedì 10 luglio -, di cui due dello staff di presidenza. Pierangelo Molteno, in particolare, sostiene che una collega precaria «avrebbe avuto un vantaggio lavorativo» da un’eventuale caduta di Finotto.
A esprimere in maniera più compiuta la teoria è Manuela Muzzolini: «Il professor Finotto ha fatto un grave errore - ha spiegato -, ha palesato l’intenzione di voler tornare sulla sua cattedra di cucina, sulla quale c’era questa collega, che avrebbe perso il posto. È lei che ha raccolto le denunce delle ragazze e le ha portate direttamente alla preside. Tra l’altro hanno seguito un iter che non è quello consueto in questi casi. Normalmente sarebbero stati sentiti i docenti, poi gli studenti, i rappresentati di classe e i genitori. Invece la preside ha fatto tutto da sola, senza coinvolgere lo staff di presidenza». Il professor Coda Zabetta, invece, racconta di aver cambiato atteggiamento dopo la vicenda Finotto: «Da allora io non soccorro più le ragazze. Mi è capitato di vederne una con un attacco di panico in corridoio sdraiata in terra, normalmente l’avrei aiutata a rialzarsi. Stavolta però le ho detto stai lì, io non ti posso toccare, ti rialza il 118 che sta per arrivare».
Finotto dal canto suo, sentito dalla pm Maria Baldari, durante l’esame nega ogni addebito. Sostiene di non aver mai toccato una ragazza. E anzi sottolinea di esser «fermo da tre anni con lo stipendio al 50%. Avevo appena comprato casa, poi una settimana dopo è arrivata la denuncia. Ora ho bloccato il mutuo».
Restano tuttavia in piedi le accuse di tre ragazze che all’epoca dei fatti avevano tra i 15 e i 16 anni (oggi tutte maggiorenni) suffragate, in alcuni casi, da testimonianze di altri studenti. Quel che è sicuro è che difficile trovare una posizione mediana, tra le due tesi.