Delitto di Garlasco, si ricomincia con la raccolta delle testimonianze
GARLASCO. Da un lato le consulenze sulle prove scientifiche, dall’altro le indagini tradizionali, condotte anche attraverso la raccolta di testimonianze. Ed è su questo secondo fronte che si sanno concentrando, in questi giorni, le attività degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco, che vede per ora come unico indagato il commesso di 37 anni Andrea Sempio. Le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa la mattina del 13 agosto 2007, continuano a essere avvolte nel riserbo della Procura, ma da quanto si è saputo le audizioni di persone informate sui fatti sono riprese a pieno ritmo, intrecciandosi con gli accertamenti genetici dell’incidente probatorio ancora in corso.
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La vicina di casa
Una convocazione era arrivata anche per Franca Bermani, la vicina di casa dei Poggi che 18 anni fa raccontò di una bici nera appoggiata fuori dalla villa di via Pascoli la mattina dell’omicidio. All’epoca la Bermani aveva 72 anni, oggi ne ha 90: proprio la sua età avrebbe spinto i familiari a tutelarla, facendo pervenire un certificato per opporsi a una eventuale raccolta di ulteriori dichiarazioni. «Non sta bene e non vuole assolutamente parlare di questa vicenda – dice una persona a lei vicina –. Quando sulla tv c’è un programma che parla del caso spegne subito». Una bici nera, come quella vista da Bermani, era nella disponibilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, ma non venne sequestrata all’epoca delle prime indagini: fu consegnata solo durante il processo di appello-bis a Stasi.
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Il manovale egiziano
É stato invece sentito dai carabinieri Mustapha Etarazi, il muratore egiziano che ha detto di avere trovato nel canale di Tromello dragato dagli investigatori alcuni attrezzi di metallo, tra cui un attizzatoio, un’ascia e la testa di una mazzetta. Non solo: ha anche rivelato di avere trovato un paio di scarpe con la suola a pallini. Scarpe di cui ora non è più in possesso («Non le ho tenute, non mi andavano bene perché io ho il 42, quelle erano 43 o 44», ha raccontato), anche se ha spiegato di avere fatto (senza un motivo) delle foto, che ha subito consegnato agli inquirenti. Le scarpe con la suola a pallini evocano l’impronta trovata nel sangue di Chiara Poggi, visibile in sette punti della casa, e secondo gli inquirenti lasciata dall’assassino. Su queste impronte, attribuite a Stasi che portava scarpe numero 42, sarebbe in corso una nuova consulenza della Procura che metterebbe in dubbio questa attribuzione.
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Il direttore del market
L’altra testimonianza raccolta dagli investigatori è quella di Roberto Favalli, all’epoca direttore del supermercato Famila di Garlasco, che avrebbe dichiarato che quel giorno le cugine di Chiara non sarebbero andate a fare la spesa lì, smentendo quindi quanto raccontato all’epoca dalla madre delle gemelle Stefania e Paola Cappa, nonché zia della vittima. La donna aveva riferito di un pagamento bancomat (che risulta) effettuato presso il supermercato alle 10 del 13 agosto.
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Atteso l’esame sull’impronta vicina alla cucina
L’analisi genetica sulle tracce repertate nella villa del delitto non ha confermato finora la presenza di altre persone sulla scena del crimine oltre alla vittima e Alberto Stasi. Resta solo da esaminare ancora un’impronta digitale con quattro contatti trovata sulla porta della cucina, che avrebbe fatto emergere la presenza di materiale genetico. C’era solo il profilo di Chiara Poggi, invece, sui resti della spazzatura di casa, sul frammento del tappetino del bagno con l’impronta di sangue e sui tre tamponi prelevati durante l’autopsia.