«Il lavoro domenicale non è obbligatorio»: Bennet condannato, lavoratrice risarcita
il caso
SAN MARTINO
Il tribunale riconosce a una dipendente del Bennet il diritto a un orario di lavoro stabile, senza l’obbligo di lavorare di domenica. La sentenza è stata pronunciata venerdì scorso dal giudice del tribunale di Pavia, che ha accolto il ricorso presentato da una lavoratrice della grande distribuzione, assistita dalla Filcams Cgil Pavia. Il sindacato spiega che alla donna è stato riconosciuto il diritto a un orario fisso, escludendo l’obbligo di prestare servizio la domenica, come previsto dal contratto originario, mentre l’azienda Bennet viene condannata al pagamento di 24.000 euro a titolo di risarcimento danni. La vittoria è stata ottenuta da una donna, madre di famiglia, che lavora ormai da anni nell’ipermercato di San Martino, ma la sentenza, come sottolinea Caterina Cavarretta, segretaria Filcams Cgil Pavia, «rappresenta un importante precedente, perché è ormai pratica diffusa quella di non mantenere orari di lavoro fissi e di imporre il servizio domenicale. La signora è una dipendente assunta con contratto a tempo indeterminato e subordinato, part-time – spiega Cavarretta -. Le viene applicato il contratto nazionale della distribuzione organizzata. È una iscritta storica alla Cgil e da tempo lamentava di essere soggetta a orari che cambiavano ogni settimana e di essere costretta a lavorare ogni domenica, pur non avendo obblighi contrattuali. L’azienda, nonostante i numerosi solleciti del sindacato, ha ignorato le nostre richieste».
Da qui il ricorso al tribunale di Pavia. «Questa sentenza non è solo una vittoria personale per la dipendente: è un precedente importante per tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore, spesso costretti a vivere con orari “a chiamata”, comunicati di settimana in settimana, che impediscono ogni pianificazione della vita privata, familiare, personale - precisa Cavarretta -. Nella grande distribuzione, nel commercio, turismo e in molti altri settori del terziario, le aziende stanno costruendo un modello di organizzazione del lavoro sempre più insostenibile: si assume personale con contratti part-time a poche ore, ma si pretende una disponibilità totale. Si chiede di lavorare nei festivi e la domenica, senza alcun reale margine di scelta, mettendo i lavoratori e le lavoratrici in una condizione di precarietà continua, psicologica prima ancora che contrattuale».
Filcams Cgil sottolinea la necessità di rispettare le norme esistenti e aggiunge: «Denunciamo da anni questa deriva. L’altalena degli orari imposta ai dipendenti non è solo ingiusta, è anche una forma subdola di controllo e flessibilità unilaterale a vantaggio esclusivo delle imprese. Questa sentenza ci aiuta a rimettere al centro il diritto alla dignità, alla stabilità, alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Continueremo a difendere questi diritti in ogni sede, con determinazione e con la forza della nostra organizzazione». Stefania Prato