Perché il ritorno di Pellegri può essere un’operazione top
Nelle ultime stagioni successive a una retrocessione l’Empoli ha sempre acquistato un grande attaccante. Successe nell’estate del 2017, quando venne prelevato Ciccio Caputo dalla Virtus Entella dopo aver realizzato 35 gol in due stagioni in Liguria; si ripeté due anni più tardi, quando la società acquistò Leonardo Mancuso dopo le due ottime stagioni con la maglia del Pescara. In entrambe le occasioni la decisione fu quella di investire una cifra importante per ottenere quello che veniva considerato il miglior attaccante della precedente Serie B.
In questo contesto, tutto farebbe pensare ad Andrea Adorante: giovane ma non troppo, pronto per un altro salto in avanti, prolifico. Il fatto che poi sia stato il nuovo tecnico azzurro Pagliuca a farlo sbocciare, impenna ulteriormente le ragioni per un suo acquisto. Per il suo giocatore la Juve Stabia chiede almeno 3.5 milioni, che in B non sono bruscolini anche se l’Empoli ha ricevuto cospicui guadagni dalle cessioni. Giocoforza su di lui si sono concentrate le attenzioni di numerosi club cadetti, che come l’Empoli potrebbero regalargli un salto di qualità.
Detto delle difficoltà che potrebbero giungere da un’asta per Adorante, chi altro rimane? Andiamo ad analizzare la classifica marcatori. Il capocannoniere Laurentié (18 gol) è irraggiungibile, sia per costi che per valore del giocatore; Francesco Pio Esposito (17 gol), fratello dell’ex Sebastiano, ha addosso gli occhi della Serie A (potrebbe anche rimanere all’Inter) ed è altresì impraticabile; il trentatreenne Pietro Iemmello (16 gol) non ricalca l’identikit del giocatore che cerca l’Empoli. A parte questi tre (più Adorante), nessuno ha realizzato più di 15 reti in B. E quelli che sono andati in doppia cifra, sono tutt’altro che centravanti (Tramoni e Pierini) oppure “fratelli d’arte” e molto richiesti (Cristian Shpendi) oppure ex (Mancuso).
Non resta quindi che affidarsi a tre ovvie soluzioni alternative: calciatori che hanno fatto bene in C, calciatori che hanno fatto non bene in A, calciatori stranieri. Per tutte non c’è una scienza esatta. Partiamo dal primo: sarebbe probabilmente rischioso, per una società che vuole risalire, affidarsi unicamente a un giovane che non ha mai giocato in B; al contempo, se lo azzecchi, fai il botto perché acquisti a prezzo basso e hai in mano un “capitale” aumentato di valore. Seconda opzione, prendi un calciatore proveniente dalla A: in questo caso il rischio è ritrovarsi tra le mani un giocatore poco adatto al contesto cadetto e che fa maggior fatica, nonostante sulla carta sia fuori categoria. Infine, se prendi un calciatore da un mercato straniero: qui il rischio è nel ritrovarsi un calciatore che non riesca ad adattarsi all’ambiente al calcio italiano in generale.
Ecco perché la società sta pensando di riprendersi Pietro Pellegri. Si tratta pur sempre di una scommessa, visto che il calciatore è reduce da un infortunio e ha nella solidità fisica il suo tallone d’Achille. Tuttavia, è un attaccante che conosce bene l’ambiente, sa cosa gli chiede la società e forse sente di avere un conto in sospeso. Inoltre, se integro, in Serie B può spostare gli equilibri. Certo, quello della resistenza fisica è un grosso punto di domanda, ma se il giocatore arriva con grande voglia e fame, se la società lo paga praticamente zero e prende un altro giocatore con cui può entrare in competizione (magari una punta interessante dalla C), perché non fare quest’operazione?
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