«Per Sempio la vita è sempre più difficile: affitto non rinnovato e rischia il posto»
GARLASCO. «La Procura poteva continuare a indagare a carico di ignoti, visto che a oggi ancora non sappiamo quali indizi concreti ci sono a carico del mio assistito. Questa inchiesta è inconsistente ma la gogna mediatica continua: Andrea Sempio ha già perso la casa, ora rischia di perdere anche il lavoro». Massimo Lovati, che insieme alla collega Angela Taccia difende il commesso di 37 anni, unico indagato dell’inchiesta-bis aperta dalla Procura sull’omicidio di Chiara Poggi, parla di «danni incalcolabili, e non mi riferisco certo a quelli economici per pagare avvocati e consulenti, che pure ci sono. Mi riferisco al rischio che gli resti attaccata addosso comunque l’etichetta del sospettato, di quello che ha qualcosa da nascondere, anche se l’indagine dovesse finire archiviata».
Un amico di Sempio, Mattia Capra, ha però detto che se si è innocenti non si deve avere paura delle indagini. Non è d’accordo?
«No. Si faccia indagare Capra e poi ne parliamo. La pressione in un caso come questo è insopportabile. Ad Andrea il proprietario di casa a Voghera ha detto che non era più opportuno rinnovargli il contratto, perché c’erano troppi giornalisti appostati. Anche al lavoro non è un bel periodo. La gente è cattiva, sospettosa. Una indagine come questa può distruggere una persona».
Però la Procura potrebbe avere in mano indizi concreti a carico di Sempio, anche se non li conosciamo.
«Come l’indizio del suo Dna sulle unghie di Chiara? Per dire che quello è davvero il Dna di Sempio bisogna fare delle comparazioni e possono essere fatte su due termini, uno di partenza e uno di arrivo. Qui quello di partenza è già un dato controverso, perché quella traccia non esiste più, c’è solo una perizia che dice che non era interpretabile. Davvero vogliamo partire da questo? E poi il confronto come è stato fatto? Con il Dna che è stato rubato a Sempio? Non scherziamo».
Gira voce che gli inquirenti potrebbero avere in mano una testimone contro di lui. Teme questa eventualità?
«Ho sentito questa voce anche io, ma non so nulla, non so se esiste davvero il testimone, che poi mi dicono essere forse una donna. Comunque come abbiamo affrontato l’incubo del Fruttolo, dove alla fine il Dna di Sempio non c’era, affronteremo anche questa».
Nei giorni scorsi si è parlato ancora degli oggetti di metallo trovati nel canale a Tromello e consegnati da un muratore egiziano ai carabinieri. Che c’entra Sempio?
«Bisogna chiederlo agli inquirenti. Sa qual è il problema vero»?
Quale?
«Che l’indagine è viziata alla base: il capo di imputazione in cui viene contestato a Sempio il concorso con altri o con Stasi è un escamotage che non può stare in piedi. Se andiamo a giudizio con questo capo di imputazione l’accusa è nulla. Voglio proprio vedere che ne penserà il giudice».
Ma non potrebbe essere che i pm ipotizzino davvero che con Stasi quella mattina ci fosse anche Sempio?
«Non avrebbero messo Stasi tra parentesi, se ci credevano così tanto. Il punto è che stanno cercando i concorrenti quando non hanno in mano niente contro Sempio».