Delitto Ceschin, indagini sulla banda: sequestrati i telefonini della mediatrice
Rapporti burrascosi tra familiari, invidie, rivalità e, soprattutto, soldi. Questo, banalizzando fino all’osso, quello che cela il delitto Ceschin. Margherita è stata brutalmente uccisa la sera del 23 giugno 2023 in un appartamento di via XXVIII aprile a Conegliano da due sicari che, secondo l’accusa, sarebbero stati assoldati dall’ex marito Enzo Lorenzon.
Il groviglio giudiziario si sta dipanando e negli ultimi giorni non sono state poche le svolte significative. La prima è che il pm Michele Permunian ha conferito l’incarico al perito Marco Marangoni di analizzare i telefonini di Kendy Maria Rodriguez, che avrebbe fatto da mediatrice tra Lorenzon e i domenicani e a cui è stata rigettato il ricorso presentato dal suo legale, Marcello Stellin, al Tribunale del Riesame contro la misura cautelare degli arresti domiciliari decisa l’8 luglio dal gip di Treviso.
Giovedì 1 agosto è stata rigettata anche la richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Fabio Crea per Juan Maria Guzman, da mesi in prigione perché ritenuto uno degli uomini chiave dell’omicidio. Il giudice ha rifiutato per lui i domiciliari riconoscendo «il fattivo ruolo rivestito dal medesimo nell’adempimento degli atti preparatori e funzionali all’esecuzione materiale dell’omicidio», secondo il piano ordito da Enzo Lorenzon.
Due giorni prima, il gup Piera De Stefani aveva accolto la richiesta degli avvocati di parte civile Aloma Piazza, che assiste il fratello della vittima Paolo Ceschin, e Laura Pellegrino, per la figlia Elisabetta, assieme al marito e al figlio di sequestro conservativo dei beni di Lorenzon. Era troppo sospetto quell’indennizzo a favore dell’altra figlia Francesca Lorenzon e del marito Luca Cadamuro: con un atto notarile, il 31 maggio, Lorenzon aveva ceduto beni quantificati in 1, 5 milioni «a titolo risarcitorio e a tacitazione delle pretese». Insomma, il delitto della pensionata di Conegliano non nasconderebbe solo velleità economiche, ma anche rapporti tesi, tesissimi, all’interno della famiglia, come quello tra le tre sorelle Ceschin.
«È una vicenda che ha avuto come movente il “risparmio” economico che voleva realizzare suo marito. E il leitmotiv del denaro è continuato anche dopo quell’omicidio commesso senza alcuna pietà», ha affermato l’avvocato di parte civile Aloma Piazza, «Gli assassini hanno colpito alla testa la vittima, la hanno soffocata mettendole mani su bocca e naso per impedirle di respirare e le hanno scassato a calci la cassa toracica. Tutto per soldi, su commissione. Poi c’era il problema per i sicari ed intermediari di farsi dare i soldi. E la volontà ferma e determinata di Lorenzon di mettere al sicuro il proprio patrimonio. In questa tragica vicenda il provvedimento del gup De Stefani restituisce al fratello della vittima un segnale della presenza dello Stato a tutela di chi era rimasto sgomento che in una situazione simile la preoccupazione fosse quella di costituire celermente una società in cui far confluire praticamente il patrimonio rilevante dell’Enzo Lorenzon».
Per i prossimi sviluppi si dovrà attendere il 25 ottobre davanti alla Corte d’Assise.