Il Papa ha scomunicato don Fabio Casotto. Lui replica: «Il prezzo per la libertà»
«Oggi è arrivata la scomunica o, in parole povere, la notifica ufficiale di non essere più in comunione con la Chiesa cattolica con tutto quello che esso comporta».
Scrive questo sui social l’ormai non più don Fabio Casotto, 36 anni, vicario parrocchiale al Sacro Cuore di Padova e originario di Marsango di Campo San Martino, che ha chiesto e ottenuto da Papa Francesco le dimissioni dallo Stato clericale e la dispensa dalla legge sul celibato.
La domanda è conseguente al fatto che il presbitero non condivide e non si trova in sintonia con la dottrina della Chiesa cattolica su diversi punti, sui quali lui stesso si è espresso pubblicamente in diverse occasioni e mezzi. La Santa Sede ha provveduto alla dichiarazione della scomunica, del resto remissibile, a suo carico. Che gli è stata notificata lo scorso 29 luglio.
Casotto era stato ordinato nel 2017 dal vescovo Claudio Cipolla assieme ad altre sette sacerdoti (cinque diocesani e tre francescani). Un passato da ciclista, è arrivato in seminario dopo il gruppo vocazionale e l’anno di Casa Sant’Andrea.
«Emotivamente pesa, ma era il prezzo da pagare per essere liberi e trasparenti intellettualmente» aggiunge Casotto «ed, al contempo, rispettosi dell’istituzione e delle sue regole. D’altronde, come mi disse un ospite dove faccio tirocinio, quello che conta non è vincere né partecipare ma fare le cose correttamente».
Il 36enne aveva prestato servizio anche ad Albignasego. Secondo di due fratelli, ha frequentato a Piazzola sul Brenta l’istituto tecnico commerciale Rolando da Piazzola. Dopo il diploma in ragioneria, nel 2006 si dedica a tempo pieno al ciclismo, praticandolo a livello agonistico. Tra il 2009 e 2010 frequenta il gruppo vocazionale diocesano.
Dopo l’anno propedeutico a Casa sant’Andrea, nel 2011 inizia il seminario maggiore. Negli anni della formazione presta servizio nelle parrocchie di Caltana, Battaglia Terme e del Sacro Cuore in Padova, dove ha svolto il suo ministero diaconale.