Zaccaria striglia il mondo economico e produttivo: «Serve un impegno concreto per aiutare i bimbi malati»
«In cinque anni ne abbiamo fatte di cose, ma la strada è ancora lunga e noi siamo molto motivati»: l’ex rettore Giuseppe Zaccaria presiede dalla sua fondazione, avvenuta appunto nel 2018, l’associazione “La Miglior Vita Possibile”, che da Padova sensibilizza tutto il Veneto sull’importanza delle cure palliative pediatriche.
«Una tematica faticosa, e difficile da comunicare», ammette. I bambini e i ragazzi con malattie rare, a volte incurabili, ora vivono di più, e meglio, grazie ai progressi della scienza e della medicina. Ma hanno bisogno di cure, di attenzioni costanti. E di macchinari. In parte li si può aiutare a livello domiciliare, in parte serve una struttura, fosse anche per quei “tagliandi” cui devono sottoporsi con regolarità.
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«Nel corso degli anni – sempre Zaccaria – abbiamo affinato le iniziative e la capacità di trasmettere un messaggio costruttivo, positivo. Ci hanno aiutato in tanti, davvero». Dai pasticceri al Giro d’Italia tematico, dalla maratona di Padova alla Mostra del cinema con il corto “Diretta” del regista padovano Paolo Borraccetti, «La Miglior Vita Possibile» è tra la gente, con la sua rete di volontari e con gli stessi ragazzi e le loro famiglie.
E con il sostegno convinto del Mattino.
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«Padova vanta una funzione pionieristica in questo campo – sottolinea Zaccaria – ed è importante mantenere questa identità, allargando sinergie importanti come quelle con la Fondazione Vidas di Milano e il Bambin Gesù di Roma».
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E poi c’è l’università, che ha appena allestito un corso per specializzare il personale medico e sanitario nel campo delle malattie rare e che offre un pacchetto didattico unico in Italia tra Master specialistici, Scuola di specializzazione e un insegnamento specifico affidato a una docente esperta, formalmente incaricata a breve. Proprio al Bo, a fine novembre si terrà un convegno sul presente e il futuro delle cure palliative pediatriche.
E poi c’è il progetto per la realizzazione del nuovo hospice. Zaccaria riassume così lo stato dell’arte: «Il progetto preliminare realizzato dall’architetto Umberto Trame è ormai quasi concluso e noi, come avevamo promesso, lo regaleremo all’Azienda ospedale e alla Regione, assumendocene i costi. È un impegno economicamente gravoso, che sosteniamo con una campagna di fundraising. Qui devo dire che se la risposta dei padovani è stata pronta e generosa, cosa che peraltro ci aspettavamo, la reazione del mondo economico e del sistema delle fondazioni è stata sinora piuttosto fredda».
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Il progetto si basa su tre poli, con quest’ordine di realizzazione: via Falloppio per l’hospice vero e proprio, via San Massimo per l’accoglienza dei genitori dei piccoli malati e via Santa Eufemia per i servizi formativi e amministrativi. La congiuntura economica sfavorevole e l’aumento delle materie prime incidono su un aumento dei costi, che partivano da un preventivo di massima sui 15 milioni di euro, di cui 9 già assicurati dal Ministero della Salute. Se tutto va come deve, si arriverà a “cantierare” il primo lotto alla fine del 2024.
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Ma perché Zaccaria parla di una reazione tiepida del mondo economico?
«Non è così per tutti, la Fondazione Cariparo ha assicurato un contributo sostanzioso per l’acquisto degli arredi per le nuove strutture, ma le forze economiche e industriali del Veneto, oltre alcuni importanti player istituzionali, mancano ancora all’appello. Ed è strano, perché esiste anche da noi una radicata sensibilità culturale da parte del mondo produttivo, che in altre regioni come la Lombardia e l’Emilia Romagna è solito assumere su di sé obiettivi etici ben definiti».
Zaccaria non lo dice esplicitamente, ma chiede un soprassalto di consapevolezza. E fa capire che anche il sistema bancario si è per ora tirato fuori. È una chiamata alle armi, le armi della sensibilità sociale. I nostri bambini, i nostri ragazzi malati ci stanno guardando e noi dovremmo avere la forza interiore per reggere quello sguardo, e quegli occhi.