Il sogno di diventare medico, l’impegno per gli altri: ecco chi era Giovanni, morto dopo l’incidente in moto
Voleva diventare medico, Giovanni Marino, 22 anni di Silea, per aiutare gli altri, per essere utile. Una prospettiva che aveva assimilato da una famiglia, la sua, da sempre a disposizione della comunità di Silea dove vive da sempre.
L’aveva capito dopo il diploma al “Max Planck”, istituto dove aveva studiato da tecnico, cioè tutt’altro. Ma il cambio di prospettiva e d’impegno non gli avevano fatto paura. Perché Giovanni era così: caparbio, coraggioso, spavaldo, ma soprattutto intelligentissimo.
Ed infatti aveva vinto. Prima iscrivendosi al corso di Infermieristica a Treviso e proseguendo bene i primi studi, poi riuscendo in quella che era apparsa subito una grande e forse esagerata impresa: entrare a Medicina. Ci aveva provato l’anno scorso, ma non era andata. Si era abbattuto? Macché. Quest’anno aveva riprovato il test riuscendo non soltanto a superare l’esame, ma a passarlo con un punteggio tale da poter accedere alla sua prima scelta: Treviso.
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La notizia era arrivata in casa Marino pochi giorni fa, era stata una festa. Erano tutti elettrizzati, entusiasti, lui per primo, che aveva dimostrato a sé ed ai suoi fratelli più piccoli, Enrico ed Elena, che «volendo si può». Per loro era un esempio che dimostrava come si potesse essere pazzi per le moto e il divertimento, ma anche fortissimi nella vita lavorativa, nell’impegno, nello studio.
«Un genio», lo definisce chi lo conosceva e chi in questi cinque giorni di agonia e speranze è stato a tu per tu con la famiglia, il papà Davide e la mamma Maria Grazia Toffolo, su cui la disgrazia si è abbattuta in un serata di festa.
Ex candidato consigliere per la lista civica “Silea Oggi” della sindaca Rossella Cendron e coordinatrice delle infermiere all’ospedale di Oderzo, Maria Grazia stava servendo ai tavoli della sagra del patrono quando ha saputo dell’incidente occorso al figlio. Quello stesso patrono - San Michele Arcangelo - che si celebrava venerdì, quando Giovanni già non c’era più. Si sarebbero volentieri spente le luci e i fuochi della cucina, invece gli amici l’hanno vista partire di volata verso casa e ospedale.
La sua morte è un colpo durissimo per tutti, a Silea. Perché Giovanni era uno dei ragazzi del paese, «splendido e disponibile»: un lavoro da bagnino d’estate, da quando aveva 17 anni per guadagnarsi i soldi per «le proprie cose e gli studi», e un lavoro in pizzeria fuori stagione per continuare ad essere autonomo. Ma un colpo durissimo anche perché la sua famiglia è una parte importante della comunità.
«Spero con tutto il cuore che il bene che hanno fatto a tutti gli sia restituito, oggi, in questo momento drammatico. Ma non ho dubbi che sarà così», ha detto l’assessora Angela Trevisin tra le lacrime, le stesse piante dalla sindaca Rossella Cendron. «È una tragedia immensa, in questo momento faccio anche fatica a trovare le parole. Ma mi preme dire che Silea c’è e ci sarà per loro, come loro ci sono sempre stati per tutti», ha detto, «Oggi è un giorno molto difficile per tutti».
Giovanni aveva da anni una fidanzata con cui condivideva sogni e aspettative, ed anche l’immancabile compagnia di amici che frequentava tra studio e lavoro. Amici a cui piacevano i motori e le moto, e con i quali stava diventando grande.
Tutti sono rimasti appesi ai telefonini da domenica sera, sperando che dall’ospedale arrivassero notizie positive, sapendo che la vita di Giovanni era appesa a un filo diventato giorno dopo giorno più sottile fino a quando è stato chiaro a tutti che non c’era più nulla da fare. Nelle scorse ore, la morte.
E pensare che proprio una ventina di giorni fa, mentre si pensava medico, Giovanni aveva deciso di donare gli organi nel caso gli fosse successo qualcosa. Una scelta burocratica, certo, niente più che una crocetta all’atto del rinnovo della carta d’identità. Ma nel caso di Giovanni anche la dimostrazione di quanto la sua prospettiva fosse altruista.