Delitto dell’ex gioielliere Carli a Opicina: condanna bis per tentato omicidio
TRIESTE Tre anni e un mese di reclusione per la 51enne serba Ljubica Kostic, a processo per concorso in tentato omicidio davanti al collegio del Tribunale di Trieste presieduto dal giudice Enzo Truncellito.
Si è concluso con una nuova condanna il secondo filone processuale legato alla rapina con omicidio a Opicina del 20 dicembre 2017 quando il 75enne ex gioielliere Aldo Carli venne ucciso nella sua villa. Uno dei fatti di cronaca più agghiaccianti degli ultimi anni: era stato torturato e strangolato.
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Quella notte c’era stata anche un’altra vittima della violenza: la madre, 94enne, di Carli. Avevano tentato di soffocarla con un cuscino, ma era sopravvissuta. Un tentato omicidio, dunque. Proprio per concorso nel tentato omicidio dell’anziana era finita a processo la Kostic. Pur trattandosi di concorso, di fatto era l’unica imputata.
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La notte del 20 dicembre 2017 era in via del Refosco, dove si trova la villa in cui viveva Carli, in compagnia della connazionale Olivera Petrovic, all’epoca in affari con la vittima: dopo aver chiuso il negozio di via Donadoni, Carli gestiva commerci con l’estero di oro e gioielli. Petrovic sarebbe stata la probabile mandante.
Gli esecutori materiali del delitto erano stati secondo l’accusa Dusan Pejcic e Milan Pesic. Petrovic e Pejcic sono ancora latitanti, mentre Pesic, ex poliziotto, era stato in carcere in Serbia per altri reati.
Per l’accusa Kostic faceva parte della banda che entrò in azione per compiere la rapina, poi sfociata in omicidio. Era stata condannata a 12 anni dalla Corte d’Appello, sentenza confermata in Cassazione. Per i giudici il suo fu un “concorso anomalo” nell’omicidio e nella rapina, ovvero una forma attenuata. È il caso previsto dall’articolo 116 del codice penale: «Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita».
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Ecco perché la condanna era stata a 12 anni. Del quartetto solo Kostic è stata rintracciata e arrestata: ecco perché solo lei era a processo pure per il tentato omicidio.
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Kostic era difesa dall’avvocato Pietro Masutti del foro di Padova. La donna ha sempre sostenuto di non essere stata consapevole che gli altri tre volessero compiere una rapina e di essere sempre rimasta in auto durante il tempo trascorso a Opicina mentre Carli veniva ucciso. Voleva solo un passaggio per andare a Vienna. Secondo l’accusa aveva fatto da palo e svolto anche un ruolo di basista, ospitando i tre connazionali nella sua abitazione a Quarto d’Altino. Dato per accertato che la Kostic non era mai entrata nella villa, secondo quanto sostenuto dall’avvocato Masutti non c’è prova del suo contributo psicologico nel tentato omicidio. Concesse le attenuanti generiche.
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