L’Università di Padova celebra Marchesi e restaura gli arredi di Gio Ponti
Sono stati restituiti alla comunità universitaria i locali restaurati del secondo piano di Palazzo Liviano di Padova ed è stata intitolata al rettore antifascista Concetto Marchesi la sala principale, in cui è conservato il busto dello studioso a opera di Neri Pozza.
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«È il punto di arrivo di un percorso partito da lontano e non ancora concluso», osserva la prorettrice al patrimonio artistico, storico e culturale, Monica Salvadori.
È stato infatti inaugurato solo il piano in uso al Dipartimento di Scienze storiche, geografiche e dell’antichità, ma il progetto prevede il restauro anche degli altri piani dello storico palazzo.
«Siamo arrivati a questo traguardo grazie a una convinzione condivisa da tutti – aggiunge Salvadori – L’università è un luogo di scienza e cultura soltanto grazie a una relazione viva tra le persone che la animano, attraverso la condivisione quotidiana di saperi, esperienze e pratiche».
Il restauro
I lavori, iniziati nel settembre 2021 e conclusi lo scorso febbraio, si basano su un progetto dello studio di architettura Rossettini e valorizzano pienamente il design originale dei locali e degli arredi ideati dal celebre architetto milanese Gio Ponti, che nel 1934 si era aggiudicato il concorso per la costruzione della nuova sede della Facoltà di Lettere in piazza Capitaniato.
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«Non si tratta di un semplice restauro – spiega Gianluigi Baldo, direttore del Dipartimento – ma di un ripensamento profondo di questi spazi, destinati ora all’incontro fra i protagonisti della comunità universitaria».
Gli interventi hanno portato a un ammodernamento delle aule studio e degli studi dei docenti, senza perdere le tracce dell’originale progetto pontiano.
Spazio dunque al vetro, uno dei materiali preferiti dall’architetto milanese, ai colori chiari del legno e della pavimentazione in linoleum giallo e grigio. Sono stati inoltre recuperati gli stucchi originali.
Negli atri e nei bagni è stata ricostruita e, in parte, recuperata la promenade palladiana ed è stato realizzato un rivestimento in piastrelle nere, quadrate e smaltate, come previsto dal progetto originale.
Per i punti luce, invece, sono stati disposti dei corpi illuminanti a basso consumo.
Anche il restauro degli arredi – sedie imbottite e non, scrivanie, scaffalature, appendiabiti, armadi, portaombrelli e cassettiere – ha tenuto conto delle tecniche costruttive volute da Ponti grazie allo studio dei progetti originali e dei bozzetti esistenti.
«Gli interni sono sobri e discreti, anche se in un immobile che ha la sua ridondanza importante su piazza Capitaniato – spiega l’architetto Paolo Rossettini – Ed esprimono la passione di Ponti per le cose semplici, ma realizzate con grande sapienza e con la capacità di restituire contemporaneità nel rispetto della Storia». E aggiunge: «È stato un lavoro di ricerca attenta delle origini del progetto, seppur con poche tracce, e spero che coloro che abiteranno questo edificio potranno dire “questa casa è un episodio felice della nostra vita”, come avrebbe desiderato Ponti».
L’intitolazione a Marchesi
L’intitolazione della sala principale a Concetto Marchesi, grande latinista, già rettore dell’Ateneo, esponente della Resistenza e padre costituente, avviene nel centenario dal suo arrivo all’Università di Padova e a quasi ottanta anni dal suo celebre discorso di inaugurazione dell’anno accademico (9 novembre 1943) in cui cacciò energicamente dall’aula i pochi studenti con l’uniforme della milizia fascista, compiendo quello che fu il primo plateale gesto di contestazione al regime della Rsi. —