Lavande, spruzzi ribelli e terra gettata nella nuova fontana a Monfalcone: l’appello-video della sindaca Cisint
MONFALCONE Prima gli zampilli sciaguratamente finiti a un accenno di borino sui passanti e quindi, impietosamente, sul marciapiede a lato della fontana del Falco, nella settimana d’iniziale rodaggio dei gettiti: spruzzi calibrati da una centralina attraverso l’anemometro. E poi le lavande di mani e piedi. Peggio, agli occhi della sindaca: il lancio di terra, finita poi sul fondo musivo.
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Al primo inconveniente s’è cercata nei giorni scorsi una soluzione tecnica, con temporanea chiusura degli ugelli e una verifica dello stato dell’arte del manufatto. Ma al secondo, Anna Cisint, non ha trovato altro rimedio del video-appello, espediente da nativo digitale.
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E così, ieri nel primissimo pomeriggio, è apparsa sul suo profilo social la breve chiamata al decoro della sindaca: «Non si deve usare la fontana come fosse un immondezzaio», ha scandito dietro gli occhiali da sole. Né «per correre sui bordi, per lavarsi mani o piedi oppure giocare con l’acqua». È quindi piombato il tassativo: «Non si deve usare la fontana, che è un bene patrimoniale di tutti e va preservato, per nessun motivo». La vasca, insomma, va solo guardata. Per capirsi, amplificando il concetto: fossimo nella Città eterna, davanti alla fontana di Trevi, manco le monetine.
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«Mi rivolgo in particolare ai genitori di quei bambini, di cui ho le fotografie, che in queste serate, più o meno intorno alle 19 e le 20, non hanno gestito i loro figli lasciandogli buttare la terra», ha riferito Cisint. Un richiamo all’ordine, cartellino giallo, di mamma e papà. Perché «i bambini sono bambini, non do responsabilità a loro», ma i genitori non devono lasciar correre situazioni che «poi altri devono risolvere». E infine la postilla: «L’interesse di tutti è che ci si comporti bene, per tutelare anche il tanto impegno che noi ci mettiamo».
Finita qui, insomma? Nei prossimi giorni si vedrà. La fontana del Falco, c’è da starne sicuri, farà ancora discutere.