Sanità veneta bocciata dal 31,4% della popolazione, secondo la Cisl
Il 31,4% della popolazione veneta esprime globalmente una valutazione negativa rispetto al funzionamento della sanità nel suo complesso, il 9,8% si dichiara soddisfatto e ben il 58,8% ha un giudizio "intermedio", tra "abbastanza" o "non completamente" soddisfatto.
L’indagine
Il dato emerge da un'indagine condotta dalla Fondazione Corazzin per conto della Cisl del Veneto, illustrata la mattina di venerdì 29 settembre a Mestre (Venezia) nella sede del sindacato.
La ricerca ha coinvolto 3.527 persone che si sono rivolte al sistema di servizi di Cisl tra giugno e agosto. Di loro il 54% sono donne, il 54,2% ha un'età compresa tra i 45 e i 64 anni, il 29,2% ha più di 65 anni e il 16,6% meno di 45.
Si tratta per il 55,4% di lavoratori; il 39,2% sono pensionati, il 5% disoccupati e infine lo 0,4% studenti.
L'89% degli intervistati ha dichiarato di aver richiesto negli ultimi 12 mesi prestazioni al servizio pubblico e al privato convenzionato, il 74% al privato.
Ciò che va bene e ciò che non va
La sanità pubblica viene apprezzata per gli interventi chirurgici dal 59,1% del campione; per i servizi di prevenzione e vaccinazione (58,9%); per il medico di base (57,5%) e per interventi in Day Hospital (55%). Negativi invece il pronto soccorso (67,2%), ospedali di comunità (57,6%), assistenza infermieristica domiciliare (54,7%) e visite specialistiche (53,6%).
Nel privato, soddisfano le visite specialistiche (72,3%), l'esame diagnostico (71%), l'intervento chirurgico (66,2%).
Il "nodo" delle tempistiche e dei ritardi, che attraversa in modo trasversale tutta l'indagine, figura come motivazione per il 72,7% degli intervistati nella scelta delle prestazioni a pagamento rispetto a quelle gratuite: l'85% ha usufruito negli ultimi 12 mesi di prestazioni a pagamento sia nel pubblico che nel privato.
La spesa sostenuta (esclusi ticket, farmaci e spese odontoiatriche), risulta di oltre 100 euro per l'87,1% e di oltre 500 euro per il 20%. Tra le motivazioni il 22,7% dichiara di aver cercato un medico specifico di fiducia, il 14,8% perché ritiene che "non c'è sempre qualità nel sistema sanitario pubblico", il 14,4% perché "non trovava la prestazione richiesta nell'offerta dell'Usl", il 4,4% "per la difficoltà di raggiungere la sede".
Infine, il 3,6% afferma di aver rinunciato alla prestazione a pagamento a causa del suo costo.
Secondo Gianfranco Refosco, segretario della Cisl regionale «è evidente come serva intervenire subito per arrestare il trend di criticità del sistema, ma anche per invertire la rotta di quel malessere diffuso e della mancanza di fiducia verso la sanità pubblica palesato da parte di molti. Dopo l'avvio della mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil Veneto, con la Regione si è avviato un tavolo di confronto: serve ora rilanciarlo e soprattutto vedere messo in campo subito un intervento concreto da parte della Regione che segni un cambio netto di direzione».