L’auto finisce nel canale, muoiono due ragazzi. L’esposto in procura: potevano salvarsi, non c’era il parapetto
SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA. Se lungo la strada sterrata consortile che collega via Rio Lino alla Sp 27 ci fosse stato un guardrail, la Ford fiesta su cui viaggiavano il giorno di Pasquetta Catalin Fendic, 19 anni e Elisa Pitussi, 16 anni, non sarebbe precipitata nel canale artificiale a Rauscedo. Invece l’abitacolo della Ford, trascinata dalla corrente impetuosa a valle e incastrata, con le ruote all’aria, sotto una spalletta in cemento, si è trasformato in una trappola mortale per i due ragazzi, in quel pomeriggio del 22 aprile 2019.
L’esposto in procura
È uno dei punti chiave dell’esposto depositato in procura dall’avvocato Luigi Fadalti per conto della madre di Catalin, con il quale si chiede di individuare gli eventuali profili di responsabilità in ordine all’ipotesi di omicidio colposo, anche in relazione all’articolo 14 del codice della strada.
Detto articolo prescrive a proprietari e concessionari la manutenzione, gestione e pulizia di strade e loro pertinenze, per garantire sicurezza e fluidità della circolazione.
Alla richiesta di informazioni dell’avvocato Fadalti, il Comune di San Giorgio della Richinvelda ha risposto che si tratta di una strada consorziale di bonifica, la cui proprietà e gestione sono in capo al Consorzio Cellina-Meduna, così come il canale che la costeggia.
Sulla scorta delle risultanze della consulenza tecnica di parte, affidata all’ingegner Nicola Dinon, la tesi propugnata nell’esposto è che l’ente gestore della strada avrebbe dovuto installare una barriera adeguata per scongiurare cadute nel canale irriguo, segnali di pericolo e di limite di velocità. Spetterà alla procura verificare se in questo esposto siano ravvisabili fattispecie penalmente rilevanti. «Valuteremo anche l’azione civile» preannuncia l’avvocato Fadalti.
Le parole degli amici
Catalin ed Elisa procedevano in auto da Provesano verso Vivaro. Tre amici, a bordo di una seconda auto, hanno riferito alla polstrada che la Ford era dietro di loro, ma la polvere sollevata dalla strada sterrata non consentiva di vedere bene. A destra, parallelo alla strada, scorreva il canale irriguo artificiale, dopo un ciglio erboso. A sinistra, invece, distese di campi.
L’ingegner Dinon ha registrato una traiettoria anomala nell’uscita di strada, analizzando i segni di scarrocciamento sul tratto sterrato: prima Catalin ha sterzato a sinistra, poi ha frenato e controsterzato a destra per riprendere il controllo, ma è uscito di strada, verso destra. Dopo aver attraversato il ciglio erboso per 2,8 metri, l’auto è piombata, ribaltandosi, nel canale irriguo.
Un trapezio di cemento, largo 4,50 metri in alto e 1,80 metri in basso, profondo 1,50 metri. Le portiere erano bloccate dalle sponde, l’abitacolo è sprofondato sott’acqua. La corrente ha trascinato per decine di metri l’auto, fino al manufatto in cemento, dove si è fermata, tappando il canale. I soccorsi sono risultati vani.
Nei suoi sopralluoghi l’ingegner Dinon ha notato che sui lati della strada non c’erano segnali di pericolo o di limiti di velocità e che lo sterrato presentava numerose buche e avvallamenti. Quanto al parapetto, il consulente di parte ha ritenuto che incorresse l’obbligo di installare una barriera a protezione della scarpata di pendenza elevata e del canale irriguo, definito pericoloso, anche come intervento di adeguamento in sicurezza per un tratto stradale già esistente all’epoca dell’entrata in vigore, a partire dal 1992, delle normative vigenti.