Salario minimo, è l’unico modo per aumentare le buste paga? Contrari o favorevoli, cosa succede in Friuli
UDINE. Salario minimo: battaglia ideologica o reale necessità? Oggi la proposta delle opposizioni (Pd e Cinque Stelle) approderà in Commissione lavoro alla Camera e vedremo che fine farà, dopo le aperture della premier Giorgia Meloni. Intanto anche in Friuli Venezia Giulia il dibattito sul tema è acceso.
Nessuna chiusura a prescindere, ma tanti distinguo e sfumature diverse, sia sul fronte delle categorie datoriali che su quello dei sindacati. La discussione in Parlamento in ogni caso indicherà una via da seguire in futuro.
Confindustria Udine
«Confindustria non è l’unico attore a formare le medie nazionali delle retribuzioni - dice la vice presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli - . Se lo fosse, sarebbe chiaro e limpido che il problema non è Confindustria. Ora si parla di un salario minimo legale di 9 euro lordi orari. Prendiamo pure per buona questa cifra e verifichiamo immediatamente che tutti i contratti collettivi nazionali siglati da Confindustria sono già sopra ai 9 euro.
Ciò significa che il tema del salario minimo, sul quale noi non siamo pregiudizialmente contrari, non riguarda Confindustria e i contratti siglati da Confindustria. Evidentemente, ci sono altri settori dove si paga meno, ma bisognerebbe entrare nel merito e vedere quali sono.
Sarebbe doveroso, prima di fare certe affermazioni, sapere queste cose e sarebbe anche una straordinaria operazione verità. Quindi, se dobbiamo discutere di salario minimo, che comunque – lo ribadisco – non ci riguarda, bisogna prima di tutto vedere chi paga meno e chi ha firmato quei contratti. L’importante è non continuare ad alimentare questa falsa ideologia per coprire altri problemi del Paese che dovrebbero essere risolti».
Confindustria Alto Adriatico
«Per l’industria in questa regione il problema è sostanzialmente irrilevante, i contratti sono largamente superiori alla soglia fissata in modo ideologico - spiega il numero uno di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti - . Sono però d’accordo nel riconoscere che c’è tutta una serie di categorie o di contratti fatti con associazioni civetta, che prevedono condizioni molto diverse rispetto ai contratti fatti nell’industria, in genere condizioni penalizzanti per i lavoratori.
È evidente che bisogna trovare modalità per proteggere categorie che oggi lavorano in condizioni di reale sfruttamento. Non so quale sia la strada migliore, ma qualcosa è da fare. Non dimentichiamo comunque che quasi li 90% dei lavoratori è garantito da contratti nazionali, sia nel pubblico impiego che nel settore privato».
Confapi
«Rileviamo come nel sistema della piccola e media industria la contrattazione collettiva già prevede trattamenti economici superiori alla soglia minima ipotizzata di “salario minimo” - afferma il presidente di Confapi regionale Massimo Paniccia - . Il tema non risiede nella questione del salario minimo, ma soprattutto nella necessità di stabilire in maniera definitiva e chiara quali siano i contratti sottoscritti da parti datoriali e dalle organizzazioni sindacali effettivamente rappresentative di imprese e lavoratori.
Ciò al fine di porre un argine al dilagante fenomeno dei contratti pirata, vale a dire dei contratti sottoscritti da organizzazioni prive del tutto o in parte di rappresentatività, che prevedono retribuzioni orarie e disciplina normativa inadeguate. Bisogna anche non dimenticare come la contrattazione collettiva sia altresì utile ed efficace a individuare e garantire, oltre che un livello economico minimo, anche un sistema normativo capace di tutelare e garantire condizioni di lavoro, di conciliazione dei tempi, di sistemi di bilateralità, di sanità integrativa e di welfare».
Cisl Fvg
«Oggi sul primo livello contrattuale ci sono circa un migliaio di contratti depositati al Cnel - racconta il segretario regionale della Cisl Alberto Monticco - di cui i 2/3 sono scaduti e non rinnovati: si potrebbe iniziare a dire che nei bandi pubblici e privati sarà previsto il requisito dell’applicazione di contratti vigenti e regolarmente rinnovati? Si potrebbe iniziare a programmare una procedura per cui i contratti scaduti da più di 3 anni vengano cancellati dal Cnel e quindi risultino a tutti gli effetti non più esistenti?
Da ultimo, si potrebbe rivedere il paniere inflattivo e quindi la determinazione dell’Ipca (Indice prezzi al consumo armonizzato) per tutelare gli stipendi dei lavoratori? Per quanto relativo al secondo livello contrattuale, la Cisl, già da diverso tempo sta chiedendo la detassazione totale dei premi di risultato, cosa che renderebbe automaticamente più pesanti le buste paga dei lavoratori. Più che una legge sul salario minimo servirebbe una legge sulla rappresentanza, che andasse a certificare il reale dato associativo di chi contratta».
Uil Fvg
«L’intenzione del governo di preferire il rilancio della contrattazione collettiva e un argine ai “contratti pirata” alla definizione di un salario minimo è un annuncio importante, al quale, come Uil - osserva il segretario regionale Matteo Zorn - , vogliamo che segua anche l’azione. Sosteniamo con forza che i salari minimi debbano essere quelli dei contratti più rappresentativi, ovvero che si applichino anche a lavoratrici e lavoratori che hanno contratti deboli o pirata o laddove non è presente la contrattazione collettiva e dove livelli salariali non garantiscono quanto chiede l’articolo 36 della Costituzione. Per rilanciare la contrattazione è fondamentale però stabilire i tempi e meccanismi certi per i rinnovi».