Monfalcone: «Nel 2002 venduti in città 230 alloggi agli stranieri. Con loro bisogna parlare»
MONFALCONE. Integrazione degli stranieri e coinvolgimento dei giovani nell’innovazione delle proposte, comprese quella del commercio. «Altrimenti tra qualche anno a Monfalcone la situazione sarà difficilmente sostenibile». È il pensiero del presidente di Confcommercio mandamentale Roberto Antonelli.
Presidente, dal suo osservatorio quale Monfalcone osserva?
«Le rispondo con i dati. Dal 2001 al 2022 i residenti in città sono cresciuti di 4000 unità e sono per lo più di provenienza straniera. Straniero è il 44 per cento dei residenti fino a 15 anni. Al contempo il 25 per cento dei residenti ha più di 65 anni».
Significa, come riflette anche l’ex sindaco Pizzolitto, che presto avremo due Monfalcone, una di “monfalconesi residuali” e una di “matrice” straniera?
«Sì, è così. Le politiche immigratorie del lavoro prevedono anche quest’anno consistenti numeri di nuovi ingressi. Possiamo stimare per Monfalcone un altro migliaio di uomini e per ciascuno di loro si aggiungeranno una media di quattro ricongiungimenti famigliari».
In una recente assemblea pubblica convocata dal Pd sulla situazione di corso del Popolo e sul paventato trasloco della biblioteca comunale nell’ex pretura lei ha sciorinato cifre molto significative. Li può riassumere?
«In ordine sparso. Nel 2022 a Monfalcone sono stati venduti agli stranieri 230 appartamenti per un valore totale di 24 milioni di euro. Ci sono 1500 appartamenti affittati a stranieri per un valore di locazioni di 9 milioni di euro. Sul territorio gli stranieri lasciano mediamente 50 milioni di euro all’anno. Solo con i residenti stranieri avremmo il quarto comune più popolato della provincia».
Quanti dei 50 milioni di euro lasciati sul territorio dagli stranieri vengono intercettati dal commercio?
«Confcommercio ha circa 600 associati a livello mandamentale. In città abbiamo aziende di assoluto livello ma tante altre non lo sono. Dobbiamo fare di più, crescere nella professionalità, nell’investimento sui social coinvolgendo i giovani e creando una sorta di influencer. Nella mia attività mi muovo in tal senso e assicuro che nel mio negozio arriva gente da ogni parte del Friuli Venezia Giulia e non solo».
Come convincere i suoi colleghi?
«Frequentare i corsi che organizziamo anche e soprattutto sui social. Credere che l’innovazione tecnologica e le nuove strategie di proposte sono fondamentali per crescere e intanto sopravvivere».
L’assessore comunale al Commercio Luca Fasan sostiene che l’apertura di nuove attività in città ha il segno più.
«Certo, ma i numeri non dicono tutto. Come ho già avuto modo di sottolineare lo Sbaracco di fine agosto è un momento importantissimo per la categoria. Dovremmo investire sulla capacità di attrazione di Monfalcone oltre a quello che già fa il Comune».
Già che ci siamo, torniamo su Corso del Popolo. Lei si è dimostrato freddino sull’utilità di invertire il senso di marcia come invece richiesto da molti suoi colleghi del Corso, frustrati dalla decisione del Comune di non procedere in tale senso. Perché questa sua freddezza?
«Non credo basti questo per rilanciare la strada. E poi bisogna ricordare che il Corso accoglie il flusso da chi entra in città dall’importante asso di scorrimento via Galilei, via San Francesco».
Fabrizio Quarantotto, storico commerciante del Corso, sostiene che a remare contro l’inversione del senso di marcia siano stati i commercianti di via Oberdan.
«Non mi risulta. Mi pare improbabile».