La banda musicale inaugurò nel luglio 1908 le meraviglie nascoste della Grotta Gigante
TRIESTE “Alle insigni meraviglie dei dintorni di Trieste s’è ora degnamente aggiunta la Grotta Gigante, dischiusa di recente al visitatore. Ora la grotta è stata resa accessibile al viandante e si dischiude al concorso dei forestieri”.
Con queste parole il bollettino del Club Touristi Triestini invitava per la prima volta il pubblico a visitare la maggiore cavità del Carso Triestino e ne illustrava con disegni, fotografie e testi, sia le caratteristiche morfologiche, sia i lavori effettuati per consentirne un’agevole esplorazione anche a chi non era uno speleologo. Era il 5 luglio 1908.
I soci del club l’avevano esplorata per anni e attrezzata con fatica e dispendio di denaro perché tutti potessero visitarla in sicurezza. Centinaia di candele, decine di lampade alimentate a gas di carburo di calcio, innumerevoli fiaccole, rendevano visibile ai visitatori le dimensioni dell’enorme caverna capace di contenere al suo interno l’intera basilica romana di San Pietro: dalla base alla sommità la distanza è di 107 metri, la larghezza di 65 e la lunghezza di 130: se però si considera l’intera lunghezza andando al di la del salone centrale, i metri diventano 380. Cunicoli, fessure, “camini”, massi da spostare per cercare una via e continuare l’esplorazione. Giù, sempre più giù alla luce delle torce a cercare una qualsiasi prosecuzione all’interno del calcare del Carso.
“I 10 metri di scala furono ben tosto discesi e ci trovammo sulla china di un pendio coperto di sassi franati, ossa di animali e rami marci d’albero: nelle numerose cavità delle pareti, nidificavano i colombi selvatici e i pipistrelli. Passato questo pendio la grotta si estende e noi giungiamo, attraverso uno stretto buco, in un atrio. Procedendo cautamente lungo la parete ci troviamo all’orlo superiore del secondo abisso di 16 metri d’altezza. Calatici al fondo coll’aiuto della scala, ci troviamo di nuovo su di un lungo pendio assai inclinato e segnato da frane molto instabili. In conseguenza, più scivolando che camminando, arriviamo all’estremità opposta e ci troviamo in uno dei più belli spazi sotterranei del Carso: innumerevoli colonne stalagmitiche, bianche e cristalline, splendide stalattiti e cortine meravigliosamente ben formate, fontane pietrose, simili a solide cascate d’acqua”.
Le esplorazioni del sottosuolo si erano avviate alla metà dell’Ottocento, quando su tutto il Carso era iniziata la caccia all’acqua del fiume Timavo per garantire a Trieste un rifornimento idrico costante e adeguato allo sviluppo industriale della città e alla crescita tumultuosa degli abitanti. La difficile esplorazione della Grotta Gigante non aveva scoperto la presenza d’acqua, ma erano emerse le enormi dimensioni della cavità, un record mondiale. Mezzo secolo era stato però necessario per utilizzare a scopo turistico questa meraviglia. Ma si sarebbe dovuto attendere fino a domenica 5 luglio 1908 per consentire al pubblico di visitare la grotta.
“Alle ore tre e mezza pomeridiane- riferiscono i quotidiani triestini Il Piccolo, Il Lavoratore e Triester Zeitung - si iniziò la solenne cerimonia. L’illuminazione della Grotta Gigante si prolungò fino alle 6.30 di sera. In quelle ore la cavità fu visitata da 575 persone che non finivano di esprimere la loro ammirazione. Prima nella grotta e poi nel vicino villaggio, rallegrava i visitatori un concerto di banda musicale”.
Furono eseguiti svariati brani, tra cui alcuni del “Sigfrido” di Richard Wagner, probabilmente per ribadire un’assonanza col mondo magico tedesco più che col melodramma risorgimentale di Giuseppe Verdi. All’inaugurazione intervennero rappresentanze delle associazioni cittadine: tra esse la Sezione litorale dell’Alpenverein, il Club alpino austro-germanico, la Società adriatica di Scienze naturali. Gli ospiti erano saliti sull’altipiano con il tram di Opicina che allora funzionava perfettamente. Non si sa se alla cerimonia fosse presente la Società alpina delle Giulie che il primo novembre 1922 acquistò la Grotta Gigante per 180 lire. Il Club Touristi Triestini, ritenuto austriacante, era stato messo nell’angolo dal nuovo potere e gli alpinisti - irredentisti presentarono il conto. —
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