Cassa integrazione per il caldo, gli industriali di Belluno: «Non è necessaria»
«Per fortuna da noi le temperature in estate variano con velocità incredibile, quindi ad oggi non si è mai presentata la necessità di chiedere la cassa integrazione per il caldo. E poi in questo momento la produzione sta tirando bene, e tutti cercano di collaborare a cominciare dai lavoratori».
Gli industriali bellunesi non sono molto convinti che la richiesta di cassa integrazione per caldo (scatta quando si superano i 35°) sia la strada giusta da percorrere in caso di temperature elevate, temperature che, qui in provincia, come tutti fanno notare, «durano qualche giorno, poi con una pioggia la colonnina di mercurio torna a scendere».
Nel settore metalmeccanico, il presidente di categoria di Confindustria, Enrico Triches sottolinea che finora non sono giunte segnalazioni di grandi disagi: «In caso di richieste particolari da parte dei lavoratori, possiamo parlarne, ma in questo momento il mercato sta tirando e bisogna mantenere attiva la produzione».
Triches evidenzia che «non esiste una strategia unitaria in provincia su come affrontare le temperature elevate nei capannoni. Molte aziende si sono attrezzate con sistemi di raffrescamento o modificando turni e orari di lavoro. Insomma, prima di fermare la produzione ci sono tante alternative, la cassa integrazione deve restare l’extrema ratio. L’unica cosa che serve è il buon senso da entrambi le parti».
Nelle fabbriche c’è la prassi di distribuire bottiglie di acqua tra i lavoratori, ma anche integratori e sali: «Come organizzazione abbiamo sollecitato gli imprenditori ad andare incontro alle richieste dello Spisal e degli organi competenti».
Il settore che forse più di tutti gli altri risente degli sbalzi di temperatura è quello edile, che lavora per la maggior parte all’aperto. Anche Paolo De Cian, presidente Ance provinciale, sottolinea che «la possibilità di chiedere la cassa quando la temperatura supera i 35 gradi non l’abbiamo valutata. Se si dovessero presentare delle altre giornate molto calde, si potrebbe pensare ad orari diversi di lavoro partendo prima al mattino, magari alle 6. Anche una mia squadra qualche giorno fa aveva chiesto di poter partire prima l’indomani visto il caldo, ma poi è piovuto e quindi non ce n’è stato bisogno. Certo, capisco che ci sono lavorazioni come le asfaltature delle strade che sono faticose, ma i lavoratori sono anche abituati a certe condizioni climatiche».
De Cian non esclude che, «magari nei prossimi anni, ci si possa organizzare diversamente, ma per ora non farei allarmismi». Poi evidenzia: «Ormai i lavoratori edili non usufruiscono della cassa nemmeno in inverno. Un tempo ci si fermava, ma ora, con i costi elevati dei materiali, si lavora in tutte le stagioni, magari concentrando alcune lavorazioni esterne in Valbelluna durante i mesi freddi, per poi eseguire gli interventi esterni in quota in estate. Il settore edile, grazie anche al Superbonus, al Pnrr e alle opere per le Olimpiadi è in grande fermento, per cui non possiamo fermarci».
Anche nell’ambito artigiano non sono arrivate segnalazioni di disagio intenso per il caldo nei giorni scorsi. «Gli edili, che potrebbero essere la categoria più a rischio, stanno lavorando senza difficoltà. Magari si parte prima al mattino e si fa una pausa più lunga al pomeriggio. Visti i cambiamenti climatici, però, nei prossimi anni ci sarà un ragionamento da fare sicuramente», conferma anche Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Belluno.