Garante dei detenuti, Nordio cambia i vertici e piazza tre nomi di centrodestra: presidente un civilista che non si è mai occupato di carceri
Solo uomini e quasi tutti di Fratelli d’Italia. Sarà questa la nuova composizione del collegio del Garante delle persone private della libertà. Secondo Repubblica, infatti, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si appresta a sostituire Mauro Palma, attuale presidente, ma anche Emilia Rossi e Daniela De Robert, le altre due componenti: spingere il governo alla sostituzione, riporta il quotidiano, è stato il troppo “attivismo garantista” del collegio uscente sul caso di Alfredo Cospito, il detenuto anarchico che ha intrapreso un lungo sciopero della fame contro il regime di 41-bis, visitato ben quattro volte (sia nel carcere di Sassari che in quello di Opera). Scartata la candidatura di Rita Bernardini, ex deputata dei Radicali, il Guardasigilli vuole puntare per la presidenza su Felice Maurizio D’Ettore, ordinario di Diritto privato a Firenze, ex deputato di Forza Italia, poi passato per Coraggio Italia e poi approdato a Fratelli d’Italia poco prima delle politiche. A differenza di Palma, che è fondatore dell’associazione Antigone, D’Ettore non risulta avere esperienza specifica nel dibattito sulle carceri.
Al suo fianco Nordio vorrebbe il civilista palermitano Mario Serio, professore di Diritto privato comparato, ex componente laico del Consiglio superiore della magistratura in quota Forza Italia (nel quadriennio 1998-2022) ed esperto difensore di magistrati accusati in sede disciplinare (tra cui Alessia Sinatra, la pm molestata dall’ex procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo che si “vendicò” cercando di blocare la sua nomina a capo dei pm di Roma). Il terzo nome è Carmine Antonio Esposito, ottant’anni, ex presidente dei Tribunali di sorveglianza di Perugia e di Napoli: anche lui ha svolto un mandato elettivo nelle file di Fratelli d’Italia, come consigliere comunale a Brusciano, nella città metropolitana partenopea. Età avanzata la sua, siamo sugli ottant’anni, che potrebbe essere un problema visto il lavoro “sul campo” del Garante, che svolge frequenti verifiche (anche a sorpresa), oltre che negli istituti penitenziari, anche nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) negli hotspot e nelle strutture psichiatriche.
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