Uomo ucciso a coltellate a Padova, gli assassini inseguiti e arrestati in Friuli
PADOVA. Regolamento di conti tra albanesi, una vera e propria mattanza con un morto e 4 feriti. Dopo la fuga disperata, sono stati arrestati nella tarda serata di domenica 23 luglio, in provincia di Gorizia, i due autori dell’omicidio di Albert Deda, 24 anni, in cui sono rimasti feriti in modo grave altri due connazionali residenti in provincia di Padova.
I carabinieri del nucleo radiomobile della Compagnia di Padova ed i militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo hanno avviato le indagini e sono arrivati a bloccare e arrestare i due soggetti in fuga con una Clio rossa all’altezza dello svincolo di Villesse. Ancora 20 km e sarebbero usciti dal territorio nazionale a bordo della propria autovettura.
La cronaca
La lite presto degenerata a coltellate è scoppiata dell'androne del palazzo di via Dorighello 8 a Forcellini, che si trova all'angolo con via Cordenons. Sono le 13.50 quando delle urla rompono la quiete di una domenica pomeriggio in un quartiere tranquillo. Tre albanesi sono arrivati a far visita a due connazionali che abitano (in affitto) al quarto piano del palazzo. I cinque si affrontano a coltellate nell'androne del palazzo.
La scena che si presenta agli occhi dei primi che arrivano è di quelle da film dell'orrore. Nell'androne del palazzo, con un piede che blocca la chiusura della porta d'ingresso c'è un albanese di 24 anni, che morirà poco dopo per una coltellata al petto.
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Risulta residente in via Dorighello assieme ad altri due connazionali che ora sono in fuga, ma di fatto – da quel che assicurano i vicini di casa – lì non si vedeva da tempo.
Poco più in là, nel cortile ci sono gli altri due feriti: due albanesi di 26 e 28 anni che risiedono in provincia. Uno è molto grave, con ferite multiple al corpo, l'altro ha un quadro clinico meno preoccupante.
I vicini sentono gridare "Male ambulanza", "ambulanza" in un italiano stentato. I due residenti di via Dorighello nella colluttazione rimangono feriti ma tornano nel loro appartamento di corsa, senza prendere l'ascensore.
Incrociano una vicina di casa e la mettono in guardia di non uscire che sotto c'è gente armata di coltello. Da quel che pare riempiono un borsone e fuggono con la loro Clio rossa, ripassando tra le decine di macchie di sangue e i corpi dei connazionali nell'androne del palazzo.
L’arrivo dei carabinieri e le indagini
Arrivano i carabinieri, il comandante provinciale Michele Cucuglielli, Gaetano La Rocca del Reparto operativo e il pubblico ministero Roberto Piccione. Quest'ultimo rimarrà a coordinare le indagini per 6 ore.
Arrivano sul posto i carabinieri della Scientifica, il medico legale e le Api, le aliquote di primo intervento, militari dell'Arma dei Carabinieri che hanno il compito di intervenire all'interno di situazioni ad alto rischio.
Si decide l'irruzione nell'appartamento dove risiedono gli albanesi. Anche perché un'indicazione segnalava dei movimenti sospetti all'interno della casa dopo i fatti. Alle 16.36 si sentono tre tonfi, i carabinieri hanno sfondato la porta ed entrano.
Ma all'interno non c'è nessuno. I due residenti erano già in fuga. Si scopre poi che un vicino di casa aveva fotografato la loro Clio rossa che fuggiva da via Dorighello.
A due passi da lì, in via Gattamelata i vigili del fuoco un paio d'ore stanno cercando qualcosa sull'argine, c'è il sospetto che i fuggitivi possano aver gettato via il coltello.
Scatta la ricerca dell'auto, l'allerta è su tutto il territorio nazionale. In serata il cerchio si stringe, i fuggitivi hanno le ore contate. D'altronde la strada per il confine italiano è lunga, ipotizzando che si siano messi in viaggio per l'Albania.
Alle 21.12 la salma del 24enne morto viene portata via dall'impresa funebre, dopo molti rilievi sul corpo e altrettanti sul luogo dell'omicidio dove "repertare" le chiazze di sangue non è stato facile.