Le cure alle mamme e la lotta alla malaria: i progetti del Cuamm viaggiano in moto
Sono poco più che bambine, le mamme che accolgono, con un piccolo in braccio, la carovana di “In moto con l’Africa” al suo arrivo ad Aber, nel distretto rurale dell’Oyam. Da queste parti si calcola che il 28,5% delle ragazze fra i 15 e i 19 anni sia rimasta incinta nel periodo della pandemia.
Nei primi tre mesi di lockdown del 2020, nella regione del Lango le gravidanze sono esplose: 8.736 ragazze sono state strappate dalla loro adolescenza e proiettate nell’età adulta con un figlio da accudire. Nel villaggio di Ogali, tappa successiva, invece, la pattuglia di motociclisti targata Cuamm, che attraversa l’Uganda per verificare l’importanza del trasporto su due ruote nel servizio sanitario, va a trovare gli studenti nel dormitorio scolastico, dove ragazzi e ragazze dormono per terra, su stuoie, in due stanzoni privi di zanzariere. Qui l’emergenza è la malaria e il team - guidato per l’occasione da Giovanni Dall’Oglio, medico esperto di Sanità pubblica, responsabile dell’intervento del Cuamm nell’Oyam, anch’egli appassionato motociclista - mostra ai ragazzi l’importanza delle zanzariere e “bonifica” i locali con un’attività di spraying. Le mamme, i bambini, la difesa degli adolescenti, la lotta alla malaria, il rafforzamento dei servizi sanitari, anche quelli periferici: sono questi i progetti che il Cuamm ha in piedi in Uganda, «Paese che si sta risollevando, a guardare il Pil», racconta Dall’Oglio, «ma dove la ricchezza è ancora in mano a pochi, mentre tanti vivono con poco o niente».
[[ge:gnn:mattinopadova:12962746]]
La missione
Il gruppo di “In moto con l’Africa”, formato da Marco Visonà e Michele Orlando del Marco Polo Team, da Luca Bono (responsabile programmi Experience di Dainese), Mario Ciaccia di “Motociclismo” e Alfredo Nappi, in una settimana ha toccato con mano quanto le “boda boda” - motociclette, per lo più spartane, facili da riparare - siano fondamentali, sia per portare farmaci, vaccini, cure e per fare attività di prevenzione nei villaggi, sia nel trasporto dei malati ai distretti o agli ospedali. Il gruppo ha visitato l’ospedale di Aber de il centro di salute Atipe e poi, sempre in moto, qualche villaggio più isolato. «Qui ci si arriva a piedi, certo, o in bici», spiega Dall’Oglio, che in Uganda ci vive da 25 anni, tranne una parentesi di tre in Sud Sudan, a Yirol e a Rumbek «ma quando c’è un’emergenza, è la moto a salvarci. In Sud Sudan avevamo messo in piedi una flotta di boda boda, in Uganda stiamo facendo lo stesso, abbiamo anche qualche triciclo a motore».
[[ge:gnn:mattinopadova:12962747]]
Il progetto (inmotoconlafrica.org) punta a raccogliere donazioni per acquistare più moto e a fornire voucher-trasporto alla popolazione che può spenderli per farsi portare al distretto più vicino o in ospedale. E nel mondo delle due ruote, in Italia, sono tanti gli appassionati che lo sostengono: «È molto bello che una passione così forte abbia anche un suo lato solidale. Da noi la moto è un hobby, una libertà, qui invece salva vite umane», dice Dall’Oglio.
[[ge:gnn:mattinopadova:12962748]]
I progetti
In Uganda il Cuamm - sostenuto dalle Fondazioni bancarie Cariparo, Cariplo, Cariverona, Compagnia di San Paolo e Cassa di Risparmio di Lucca - spinge con forza sul progetto “Prima le mamme e i bambini” per promuovere parti sicuri e assistenza ai neonati. «Ma da ottobre 2022 lavoriamo anche al progetto “Don’t stop me now” per difendere gli adolescenti, soprattutto le ragazze, da violenze, abusi, gravidanze precoci, che hanno avuto un picco con le scuole chiuse e i lockdown», sottolinea Dall’Oglio. Il Cuamm ha anche attivato un numero verde per le segnalazioni e le richieste di aiuto. «Ma andare nei villaggi a fare sensibilizzazione è fondamentale», dice il medico. Ed ecco perché le moto, anche in questo caso, sono provvidenziali per coprire distanze enormi su strade tutt’altro che facili. E poi c’è il progetto contro la malaria, finanziato in parte dalla Cooperazione Italiana: anche quello richiede interventi, spraying, visite, test, trasporti in ospedale. E con le moto è tutto più facile.