Pediatria, in ospedale a Vigevano mancano medici: l’Asst deve cercare rinforzi
VIGEVANO. L’allarme per il reparto di Pediatria sotto organico non è rientrato, tant’è che l’azienda sanitaria di Pavia (Asst) ha dovuto siglare una convenzione con un’altra struttura pubblica, quella di Magenta, per garantire la copertura dei turni scoperti.
«In pediatria – riferisce un utente - i medici strutturati sono solo 4 su 6, costretti a fare 60 ore in più al mese e spesso anche 9 notti. Stanno cercando di pescare professionisti anche da tutti gli altri ospedali della zona, ma un solo medico in più, ogni tanto, non basta. Qui stiamo parlando della salute dei bambini, non è possibile chiedere al personale di sopportare un carico di lavoro simile. Non immagino pensare cosa succederebbe se uno dei quattro si ammalasse». Il problema del reparto di pediatria e nido dell’ospedale di Vigevano esiste da anni. Asst ha indetto già almeno due concorsi, ma il problema non si è risolto.
CONVENZIONE
«Come da indicazioni regionali, in caso di carenza di medici – riferiscono da Asst - siamo intervenuti attraverso il convenzionamento con altra struttura pubblica, in questo caso con l’Asst Ovest Milanese».
«La situazione della pediatria di Vigevano – aggiunge Patrizia Sturini, sindacalista della Cgil Pavia - ci è stata segnalata più volte. L’Asst è riuscita a tamponare il problema con gli aiuti dei pediatri di Voghera e ora ha attivato contratti di collaborazione con pediatri di altri territori milanesi, ma la situazione è drammaticamente precaria. Se non si trovano pediatri, i servizi non possono essere coperti e non si può chiedere ai medici di saltare i riposi pur di coprire tutti i turni. Nell’ultimo incontro che abbiamo avuto con la direzione ci hanno confermato che verranno garantite le ferie a tutti, ma la situazione resta critica visto che i concorsi continuano ad andare deserti. Forse Asst dovrebbe fare un’analisi del perché, per la pediatria di Vigevano, non si candidi nessuno. Il mio parere è che nessuno sceglierebbe di andare a lavorare dove ci sono simili condizioni lavorative, dove si rischia di essere costretti a passare, letteralmente, tutta la vita dentro un ospedale. Molti medici pensano poi che a Vigevano non emergano possibilità di crescita professionale e questo porterebbe qualsiasi professionista a candidarsi per altre strutture».
Il sindacato sottolinea poi che a mancare è stata anche «tutta la programmazione delle assunzioni – insiste Sturini - non c’è stata, e non c’è ancora, una programmazione dei fabbisogni e ora se ne pagano le conseguenze».
LA PROPOSTA
Una soluzione potrebbe essere quella di un cambio nel reclutamento dei cosiddetti “specializzandi”, ovvero gli studenti che stanno terminando il percorso di studi universitari.
«In Piemonte – conclude Sturini – gli specializzandi iniziano a lavorare in reparto già dal terzo anno. Qui dal quarto. Forse è una scelta degli atenei, non saprei, ma so che, anticipando il tirocinio, si riuscirebbe a fidelizzare gli studenti che potrebbero poi decidere di restare nella struttura in cui hanno fatto tirocinio, una volta laureati».selvaggia bovani