A Trieste il paese delle meraviglie di LaChapelle: mille colori per il grande pubblico
TRIESTE C’è un lieve imbarazzo quando partono alcune note di “Knock on wood”, grande successo di Amii Stewart del 1979 e che venerdì, al Salone degli Incanti a Trieste, si è riproposto come suoneria telefonica proprio mentre a parlare era David LaChapelle, durante la presentazione della sua imponente mostra avvenuta appunto all’ex pescheria.
Qualcuno ha dimenticato di spegnere il cellulare ma l’unico a non essere imbarazzato è proprio lui, che con l’istinto del vero creativo asseconda la musica e si mette a cantare: «E d’altra parte è una straordinaria coincidenza – dice – perché il testo parla di fulmini e di energia».
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La mostra
“David LaChapelle-Fulmini” è infatti il titolo dell’esposizione del celebre artista americano, da sabato 22 aprile aperta al pubblico fino al 15 agosto. Il fulmine quando colpisce è come un’ispirazione: «Ma è anche fonte di luce, quindi illumina e rischiara», è il suo modo per sintetizzare la sua poetica, quella di chi vuole essere innanzitutto comprensibile: «Non ho mai voluto fare arte di nicchia, credo in uno stile che entri in connessione subito con l’osservatore, immagini che raccontino una storia, la storia dell’umanità perché poi, ciò che mi interessa, è restituire fede e ottimismo».
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L’inaugurazione
Ed è questo uno tra i motivi per cui LaChapelle piace al grande pubblico: immagini luminose, sacre e glam, talmente colorate da indurre a pensieri positivi. E piace al primo cittadino, Roberto Dipiazza, che non può fare a meno di ricordare quando lì, al Salone degli Incanti, ci andava a comprare del pesce. LaChapelle replica che «essendo del segno zodiacale dei pesci, qui mi trovo bene come a casa».
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E naturalmente piace al presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che evidenzia «l’importanza di promuovere eventi di grande impatto sulla scia di Bansky» - che tra parentesi ha battuto le 93.000 visite - «perché sono questi tipi di avvenimenti che fanno conoscere il nostro territorio». Seguendo il filo conduttore iniziato appunto con la mostra dedicata a Banksy: «Puntiamo su uno degli artisti più influenti del panorama mondiale – continua il presidente – le cui opere sono immediatamente comprensibili e di conseguenza capaci di calamitare l'attenzione di un pubblico ampio».
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LaChapelle, continua Fedriga, è «un artista che fa riflettere anche attraverso lavori provocatori, che rispettano perfettamente uno dei compiti dell’arte, ovvero dare vita a discussioni che, pur non portando sempre alla condivisione, permettono una crescita attraverso il confronto». Fedriga evidenzia come la Regione, attraverso PromoTurismoFvg, stia «investendo molto sulla promozione del territorio attraverso la cultura, strumento d’attrazione rivolto al grande pubblico. Inoltre queste iniziative aumentano la conoscibilità e l’attrattività della regione; e non a caso il marchio “Io Sono Fvg” punta a non contraddistinguere solo l’enogastronomia ma anche l’offerta artistica. Abbiamo sempre orientato le nostre scelte promozionali basandoci su precisi criteri di marketing e puntando sulla massima qualità», aggiunge Fedriga dicendosi «certo» dei risultati «eccellenti» che anche questa mostra avrà.
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Merito di una vera alleanza istituzionale tra Regione e Comune, oltre alla coordinatissima organizzazione di PromoTurismoFvg in collaborazione con Madeinart. Ma il merito va anche alla cura che ci ha messo lo Studio David LaChapelle, sotto la direzione artistica di Gianni Mercurio.
Provocazione e sacralità
In questa mostra c’è azione, dramma, teatro, Dio e Natura, provocazione e sacralità, religione e glam. Che LaChapelle a un certo punto abbia avuto una svolta mistica si sa, ma attenzione, sempre all’interno di una poetica provocatoria: «Per questo amo gli italiani – dice l’artista – per l’atteggiamento di apertura verso l’arte contemporanea».
Le 92 opere, per la prima volta esposte in Fvg, seguono una narrazione dalla struttura precisa, dalle celebrità glam allo shock mistico, sempre in una dimensione etica e estetica. Per non dire: estatica. Visitare una mostra di LaChapelle è come immergersi in un paese delle meraviglie – il nostro – allucinato e dissacrante, dove la grazia (ma anche la ferocia) di religione e Natura ci mostrano abissi, ma anche possibilità di risalita: «E ciò avviene con la solidarietà».
E a proposito di bellezza: «Voglio vivere a Trieste – chiude LaChapelle – voglio trasferirmi qui, c’è un paesaggio meraviglioso, non c’è traffico eppure si sente una straordinaria energia». E poi, rivolto alle autorità politiche: «Però attenzione con l’eccesso di turismo, perché tutto questo potrebbe perdersi».