Nibali a Oderzo: «Il Giro d’Italia qui? Sarà una tappa elettrizzante»
Vincenzo Nibali è nella storia del ciclismo italiano, fra i campioni simbolo del movimento tricolore: due Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta, due Giri di Lombardia. Tanti ricorderanno il suo legame a doppio filo con la Marca: nel 2002 vinse il Tricolore Juniores ad Asolo, nel 2010 sempre ad Asolo si prese la prima vittoria di tappa al Giro d’Italia (senza scordare lo storico preparatore Paolo Slongo).
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E venerdì sera, al Palasport di Oderzo, ha riannodato il filo della carriera, regalandosi il tifo di oltre 400 appassionati: migliore conto alla rovescia non poteva esserci per la Oderzo-Val di Zoldo del 25 maggio, tappa numero 18 e storica prima volta di Oderzo quale sede di partenza della corsa più amata. «Tappa molto importante perchè i corridori cercheranno di guadagnare qualcosa», analizza Nibali, «con quel finale elettrico che serve per mettere stanchezza agli altri visto che il giorno dopo ci sarà un’ altra tappa mitica, sulle Tre Cime di Lavaredo. Si potrà notare anche una fuga in partenza, dopo 27-30 km ci sarà già una salita e già lì il gruppo si spaccherà, poi si assesta la corsa per provare ad avvicinarsi almeno per il finale. Tappa molto spettacolare e dura, si vede chi spende di più e anche per chi è più stanco per affrontare le tappe successive».
Una dozzina di chilometri nella Marca con il Passo della Crosetta, prima di abbracciare il Bellunese. Il giorno prima una cinquantina di chilometri (con fugace attraversamento di Treviso) nella Pergine-Caorle. «Le Tre Cime? Per me significa tantissimo, è la storia del ciclismo, salite mitiche e importanti. Le ho corse due volte, in una pioveva e nell’altra nevicava... Tappa dura, le energie saranno al lumicino».
Al Palasport c’è pure l’ex campione del mondo Alessandro Ballan, che ha scelto di tornare alle origini con la presidenza dell’Uc Giorgione, mentre lo Squalo fa oggi il consulente per la Q36.5, compagine svizzera di categoria Professional (la Serie B del pedale). Due ex che guardano al futuro del pedale. Per Nibali anche il doppio ricordo di Asolo. «Ho vissuto da queste parti, mi allenavo con Da Dalto e Pellizotti, nel finale di stagione vinsi lì. E poi quella del Giro...»
Ora dominano atleti come Pogacar ed Evenepoel. «Sono corridori fuori dagli schemi, non eravamo abituati a vederli prima. Anch’io da giovanissimo attaccavo da lontano, ma Pogacar è un vero fuoriclasse, fa spettacolo, è un gradino sopra gli altri. Correre con loro adesso? Preferisco di no, ogni campione ha la sua epoca».
Nibali però resta una leggenda, e i tifosi fanno la fila per vederlo, come dimostrato ieri a Oderzo: «Mi hanno sostenuto molte volte al Giro d’Italia qui. Li ringrazierò sempre».