Portano in “processione” una vulva per difendere il diritto all’aborto: donne rischiano la denuncia
Nuova protesta ieri in pieno centro a Padova della rete transfemminista “Non Una di Meno”, questa volta il focus delle attiviste è stata la legge sull’aborto e il simbolo una “sacra vulva”. La manifestazione si è svolta in maniera pacifica, sotto gli occhi attenti degli agenti della Digos. Nessuna denuncia ma verrà informata l’autorità giudiziaria della presenza del simbolo in relazione a ipotesi di reato contro il sentimento religioso.
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Il gruppo padovano di militanti ha anticipato il corteo nazionale “Interruzione di Patriarcato” che si terrà ad Ancona il prossimo 6 maggio, la cui richiesta è quella di un’interruzione di gravidanza sicura, libera e gratuita: un diritto così com’è sancito dalla legge 194 del ’78.
«Vogliamo sottolineare oggi, che in Veneto gli ultimi dati del Garante della Privacy dicono che quasi l’80 per cento dei ginecologi ospedalieri sono obiettori di coscienza», spiega una delle attiviste. «Qui abbiamo abbandonato la formula classica del corteo per dare vita a una processione simile a quella religiosa; esponiamo però simboli di certo non clericali, come la vulva che stiamo per l’appunto trasportando».
La mobilitazione transfemminista oltre ad attirare l’attenzione dei passanti si è svolta quindi come una sorta di corteo religioso solo che al posto dei santi le attiviste hanno messo in scena rituali, cantilene e una specie di rosario-preghiera a suon di slogan contro il sistema che non tutela l’Igv.
«Non è possibile che nella nostra regione ci siano 252 ginecologi ospedalieri obiettori su 352, qui si lede un diritto sancito dalla legge. L’aborto deve essere praticabile sempre, mettiamo fine a questa violenza patriarcale che discrimina le donne e le persone Lgbtqia+. Lasciateci libere di autodeterminare le nostre vite», ribadisce un’altra manifestante.
La processione partita da piazza Cavour verso le 19 si è snodata lungo il Liston, le piazze ed è giunta unfine alle 20 davanti alla Prefettura e ha voluto seguire lo stile della rete italiana contraccezione aborto Pro-Choise la quale porta in corteo concetti quali: libera scelta e il battersi per un diritto contro le retoriche.
A Padova, in ospedale, secondo gli ultimi dati diffusi e relativi allo scorso anno ci sono solo 6 medici su 22 a praticare l’Igv e in media nella nostra regione oltre 7 ginecologi del Ssn su 10 sono obiettori di coscienza.
«Ricordiamo che l’Italia è il Paese nel quale si parla costantemente di denatalità e le varie associazioni pro-vita indicano proprio nell’aborto la colpa delle culle vuote. Non è così sia chiaro: mancano sostegni, asili e programmi di welfare adeguati per chi vuole figli».—