Bus in fiamme. Parla l’autista: «Ho visto le fiamme e sono riuscito a fare scendere tutti. Sono felice»
Mentre parla il pullman sta ancora bruciando, ma tutti i passeggeri sono salvi, questo grazie alla rapidità con cui l’autista del bus Atvo che collega l’aeroporto di Treviso a Venezia si è reso conto del pericolo e ha aperto le porte facendo scendere tutti i passeggeri e controllando che non ci fosse più nessuno a bordo prima di scendere a sua volta, per ultimo. Demis Giacchetto ha 46 anni, è di Jesolo, e qui racconta quei momenti concitati, in cui molti sarebbero scappati. Lui no.
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Demis, come stai?
«Sto bene, anche se sotto shock: felice di avere salvato le persone che erano a bordo, che erano la mia priorità».
Cos’è successo?
«Arrivavo dall’aeroporto di Treviso e stavo per raggiungere piazzale Roma, dove avrei fatto scendere le ultime persone a bordo; poi la giornata lavorativa per me si sarebbe conclusa. Mentre percorrevo il Ponte della Libertà ho sentito come un botto: pensavo fosse scoppiata una gomma; guardando dallo specchietto retrovisore, ho visto la fiamma che proveniva dal motore posteriore.
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A quel punto ho fermato subito il bus, ho fatto scendere i passeggeri, sono anche riuscito ad aprire il vano porta bagagli perché potessero riprendere le loro valigie. Ho controllato che non fosse restato nessuno a bordo e sono sceso anche io. Ho dato l’allarme ed ho preso l’estintore in dotazione, ma non c’è stato nulla da fare. Poi sono arrivati i vigili del fuoco».
Hai avuto sangue freddo…
«E’ fondamentale, in momenti come questi, non farsi prendere dal panico. Prima di fare l’autista, professione iniziata due anni fa circa, facevo il bagnino, un lavoro che ti porta ad avere responsabilità nei confronti delle persone, che diventano la tua priorità. Poi i corsi anti incendio organizzati attraverso Atvo di certo aiutano».
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Nessun ferito, ma mezzo distrutto.
«Per il bus dispiace molto, anche perché è come fosse stata una mia vettura. Però la cosa importante è che nessuno si sia fatto male e per questo sono felice. La prima cosa cui ho pensato è stata l’incolumità delle persone».