Soragna: «Udine piazza da serie, a coach Pillastrini garanzia per la Ueb»
Matteo Soragna sbarca in Friuli, spinge l’Apu in vista dei play-off e “benedice” il progetto Eagles.
L’ex giocatore azzurro, ospite stasera a Spilimbergo in veste di esperto di cose Nba per il 60ennale della Vis, parla di basket a 360° e ci regala alcune chicche particolarmente gustose. Soragna, bentornato in Friuli.
Che rapporto ha con la nostra regione?
«Sinceramente ho un ricordo molto amaro di quando giocavo a Barcellona Pozzo di Gotto. Perdemmo la finale per andare in A1 contro la Snaidero allenata da Boniciolli».
Ora a Udine c’è l’Apu. Cosa pensa della squadra bianconera?
«Ha l’ambizione di salire in A, dove ci starebbe bene, visto che Udine è sempre stata una piazza da massima serie. La società ha un bel progetto e la città ha voglia di riassaporare il gusto delle sfide con i top club italiani».
Quest’anno ci sono diversi ex azzurri che lei ha sfidato come avversari. Pesiamo a Gentile e Cusin.
«Gente che ha vinto e l’esperienza per far capire anche agli altri cosa serve per vincere le gare che contano. Averli in squadra è un bene».
Che ricordi ha delle sfide con capitan Antonutti?
«Ci siamo affrontati tante volte. Michele faceva i canestri che contavano e ha sempre avuto l’energia che aiuta il pubblico a entrare in partita. Lo fa tuttora. È un tiratore di livello, il suo ruolo ben preciso nel team lo sa svolgere al meglio».
Lei è di Piacenza, dove domenica sarà di scena l’Apu contro l’Assigeco del friulano Pascolo.
«Anche con “Dada” ho un ricordo amaro. Io ero a Capo d’Orlando e lui a Trento, ci sconfissero in finale play-off. L’Assigeco è ben allenata e gioca una bella pallacanestro. Contro Udine mi aspetto una bella sfida».
Del progetto di Cividale che idea si è fatto?
«Dico che la presenza di Pillastrini è una garanzia. È un allenatore che viene preso per creare una cultura di squadra e per strutturare una società. Con lui si può lavorare a un progetto nel lungo termine, il rinnovo del contratto a Cividale non è un caso».
L’Italia del “Poz” è pronta per i grandi palcoscenici?
«Ha già raggiunto l’obiettivo di partecipare ai Mondiali e questo è importante. Ha un’identità ben precisa, fa divertire e innamorare la gente. Vedo la stessa impronta della squadra di Meo Sacchetti, significa che c’è continuità, anche se giocano diversamente. Questa è una Nazionale che non molla mai e mi piace perché è una squadra riconoscibile».
Da esperto Nba, ci fa un pronostico sui play-off?
«A Est siamo in tanti a prevedere una finale Milwaukee-Boston, ma occhio a Philadelphia che può dare fastidio. A Ovest è più complicato fare pronostici, è una sorta di terra di nessuno. A inizio anno diedi i Clippers favoriti, molti dipende da Paul George. Nell’altro lato del tabellone occhio ai Lakers e ovviamente Golden State, anche se in trasferta fa tanta fatica».
Il suo parere sul caso Banchero?
«Ai prossimi Mondiali non lo vedremo sicuramente in azzurro. La sua è una decisione difficile, che riguarda tanti ambiti. Al 99%, inoltre, vincerà il premio come rookie dell’anno e la cosa complicherà ulteriormente le cose».
Quali saranno le stelle dei prossimi Mondiali?
«Posso dire che Jokic, Giannis e Doncic sono i giocatori che la gente ama vedere e per i quali pago volentieri il biglietto, ma tifo tantissimo per Simone Fontecchio».
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