Gildo De Toni, ancora sui campi a quasi 56 anni: “Ho dedicato la mia vita al calcio per passione”
Ventisette settembre 1967 ovvero cinquantacinque compiuti e ancora tanta voglia di calcio per Gildo De Toni, per gli amici “Gldo”; da due anni veste la maglia biancorossa del Comeglians (formazione appartenete alla Terza categoria del Carnico).
Qualcuno potrebbe anche pensare che sia una specie di scandalo che un pluricinquantenne possa ancora giocare sia pur partendo più volte dalla panchina (vista l’età) ma sempre pronto ogni qualvolta venga richiesta la sua ”collaborazione” in campo.
Non è affatto “scandaloso Gildo” ma piuttosto dovrebbe far riflettere il perché uno riesca a ritagliarsi spazi importanti all’età in cui potrebbe allenare tanti di quei giovani ai quali, invece, la domenica rende la vita difficile.
Questioni genetiche? «Tanta passione e dedizione per uno sport al quale ho dedicato gran parte della mia vita», precisa il “vecchietto”. Quella di Gildo col calcio è una storia incominciata tanti anni nelle fila del Trelli prima di approdare alla Velox. La tecnica forse ancora non c’era ma veniva compensata da esuberanza fisica e carattere, doti che bastavano ed avanzavano per farsi notare.
Dopo qualche stagione con la Velox, il Cedarchis gli mette gli occhi addosso. In realtà fu lui, prima, a mettere gli occhi addosso al Cedarchis, più precisamente ad una di Cedarchis. Lei era Eva Granzotti, figlia di Dino (all’epoca dirigente giallorosso ma prima bomber di razza nelle fila del Villa e poi “Ceda”) e sorella del bomber Riccardo. Il baffuto papà Dino fiutò subito il doppio colpo: un bravo ragazzo per la figlia e un buon giocatore.
A quei tempi però De Toni era tesserato con la Velox ma il futuro “suocero” riuscì a convincere la presidentessa Nives Romano a liberarlo e “obbligare” il futuro genero a vestire la maglia del “suo” Cedarchis.
Furono anni indimenticabili, costellati di vittorie, soddisfazioni e sempre grandi riconoscimenti anche a livello personale. Un giocatore amato dai compagni e rispettato dagli avversari in quanto sempre corretto nei limiti del regolamento. Venne poi il giorno del “tradimento”…calcistico quando De Toni decise di lasciare il Cedarchis per approdare nella “capitale” Arta Terme: «Ho accettato le avance dei termali senza alcun senso di rivalsa ma era giusto così – ammette De Toni –, le cose vanno da sole e non ci sono colpe di uno o dell’altro». Ecco, questo è Gildo: una persona e un giocatore semplicemente straordinario o straordinariamente semplice.
© RIPRODUZIONE RISERVATA