Muore dopo il ricovero all’ospedale di Mestre: Usl 3 condannata a un maxi risarcimento
La Corte d’Appello di Venezia, a distanza di 10 anni dai fatti, ha condannato l’Usl 3 a risarcire 500 mila euro per il decesso di G.F., residente a Mestre, sessantanovenne all’epoca dei fatti, scomparso nell’aprile 2013 mentre si trovava degente presso il reparto di medicina generale dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre.
La vicenda nasce quando l’uomo, affetto da cardiopatia ischemica cronica e valvolare, in ragione della quale, nel 2011, si era sottoposto a intervento cardiochirurgico di sostituzione dell’aorta ascendente con tubo protesico, era stato colpito da una febbre molto alta. L’uomo viene così ricoverato nel reparto di medicina generale con una diagnosi di “bronchite acuta con insufficienza renale acuta in paziente portatore di cisti renali”.
Pochi giorni dopo, G.F. inizia ad accusare un dolore al torace e cui segue di nuovo febbre alta. A seguito di più approfonditi controlli, viene diagnosticato un parziale distacco della protesi mitralica con emorragia locale e ischemia cerebrale. Le condizioni si aggravano e inutile risulta un intervento chirurgico per salvargli la vita.
A seguito dell’episodio, la moglie e le figlie, assistite dagli avvocati Augusto Palese e Niccolò Bullo, assunto il parere del dottor Nico Zaramella, medico-legale, e dello specialista Paolo Bertolini, hanno chiesto il risarcimento all’Usl 3.
Nel primo grado di giudizio, il tribunale ha riconosciuto una mera perdita di chance di sopravvivenza in capo all’uomo, con una liquidazione di 30 mila euro. Ne è seguito un appello nel quale è stato accertato il nesso di causa diretto tra la condotta dei sanitari e il decesso dell’uomo, motivo per cui si è arrivati a una condanna a risarcire i congiunti con una somma complessiva di oltre 500 mila euro.