Le lacrime di Ancona, la festa con il Sudtirol: il Mantova è abbonato ai finali di sofferenza
Chi ha a cuore le sorti del Mantova è costretto suo malgrado a vivere pericolosamente. Avrebbe fatto volentieri a meno di due fallimenti societari negli ultimi 13 anni e per quanto si siano sempre conclusi con un lieto fine anche di finali di campionato al cardiopalmo, in cui la salvezza è arrivata per il rotto della cuffia, spesso all'ultima partita disponibile.
Riavvolgiamo il nastro dell'ultimo mese: dopo il ko di Salò e ancor più al triplice fischio della partita pareggiata nel finale con la Juve Next Gen, le speranze per i biancorossi di evitare i playout erano ridotte al lumicino. Poi è arrivato un tris di vittorie per una squadra che per tutta la stagione non ne aveva mai collezionate due di fila ed ora l'obiettivo salvezza è visibile, con il grosso vantaggio, in caso di affermazione domani sul Padova, di non doversi curare degli intrecci derivanti dai risultati degli altri campi.
La stessa situazione di un anno fa, alla vigilia dell'ultima sfida casalinga con la Pro Vercelli, caratterizzata però da un trend di rendimento molto differente da quello del campionato in corso. Con l'avvento in panchina di Galderisi l'Acm sembrava aver trovato il giusto ritmo per allontanarsi dai bassifondi ma una crisi nel finale dopo il decisivo successo di Sesto San Giovanni (un punto in tre gare) aveva portato al ritorno di Lauro alla guida della squadra, per affrontare le ultime due partite. L'esordio-bis a Busto Arsizio (1-2) regalava la salvezza alla Pro Patria ma l'obiettivo veniva centrato una settimana più tardi con il 3-0 (Gerbaudo, Monachello, Guccione) ai bianchi vercellesi. All'ultimo turno del torneo 2020-21 arriva invece l'unica qualificazione ai playoff di questo sofferto triennio. Basta il salomonico 1-1 di Trieste all'undici guidato da Troise, a vanificare l'annunciato successo del Gubbio rivale a distanza per l'11º posto finale.
Ma la salvezza all'ultimo respiro è un altro tipo di sofferenza. Intensa è quella del campionato 2016-17, vanificata dal crac della gestione romana del pluriprotestato Marco De Sanctis. Ultima al giro di boa, la squadra affidata a Gabriele Graziani si risolleva nel girone di ritorno e tra alti e bassi risorge alla vigilia di Pasqua sbancando Santarcangelo. La salvezza è vicina ma il pari interno con il Lumezzane e lo scivolone di Modena obbligano il Mantova a sconfiggere al Martelli il Sudtirol, nell'ultima di stagione regolare. Il 3-1 che garantisce la conferma in Lega Pro non viene quasi festeggiata in viale Te: le voci che annunciano il fallimento smorzano ogni possibile entusiasmo.
Un anno prima l'Acm si era salvata addirittura ai playout, dopo un torneo a dir poco travagliato: lo sprint finale (11 punti nelle cinque partite conclusive) permette almeno di giocare in casa la gara decisiva del doppio spareggio con il Cuneo. In Piemonte è 0-0 con freni tirati da entrambi, al Martelli il gol del subentrato Masiello a 10' dal termine coincide con il sollievo del popolo biancorosso, dopo la traversa colpita in precedenza dal cuneese Chinellato.
Nel 2014-15 il Mantova di Juric si era "permesso" di salvarsi con due turni d'anticipo malgrado la penalizzazione di tre punti e un avvio di stagione senza vittorie per otto turni. La Lega Pro era stata conquistata un anno prima pareggiando a Sassari con la Torres all'ultima giornata, nell'ultima stagione di vita di Prima e Seconda divisione. E nel 2012 i biancorossi di Frutti era stati costretti al doppio turno di playout, per non finire dalla Seconda in D. E prima? Un brutto ricordo, ovvero il pareggio di Ancona nell’ultimo turno di B del 2010. Ultimo in tutti i sensi, perché da allora la cadetteria non si è più vista. Sembra ieri, eppure è ancora piena attualità.