Palermo, arrestata preside antimafia allo Zen. Le accuse: corruzione e peculato su fondi Ue. “Ha rubato computer e tablet per i bambini”
Una delle più note esponenti dell’antimafia palermitana, la preside della scuola Giovanni Falcone del quartiere Zen Daniela Lo Verde, è stata arrestata dai Carabinieri per peculato e corruzione nell’ambito di un’indagine durata 14 mesi e coordinata dai pm della Procura europea (European public prosecutor’s office, Eppo) Calogero Ferrara e Amelia Luise. Fermato anche il vicepreside, Daniele Agosta: a entrambi è stata applicata dal gip la misura cautelare degli arresti domiciliari. Sono accusati di essersi appropriati di cibo per la mensa dell’istituto scolastico, computer, tablet e IPhone destinati agli alunni e acquistati con i finanziamenti europei. Nell’ottobre 2020 Lo Verde era stata tra i 56 “eroi del Covid” nominati Cavalieri della Repubblica dal capo dello Stato Sergio Mattarella: la motivazione dell’onorificenza era proprio quella di aver racconto fondi per consegnare tablet gratuiti ai bambini e ragazzi che non avevano strumenti per la didattica a distanza.
L’indagine è stata ribattezzata “La coscienza di Zen-o” con un ironico riferimento al romanzo di Italo Svevo. Arrestata anche una terza persona, Alessandra Conigliaro, dipendente del negozio Apple R-Store di Palermo, che secondo l’accusa ha regalato tablet e cellulari alla preside in cambio dell’aggiudicazione in esclusiva della fornitura alla scuola del materiale elettronico: anche per lei sono stati disposti i domiciliari. In base a quanto ricostruito dalle indagini, la preside le ha permesso di fare preventivi su misura – a discapito di altre aziende – per acquisiti realizzati nell’ambito di progetti finanziati con fondi pubblici: tra questi il finanziamento di 675mila per la scuola dell’infanzia, il progetto denominato “Stem”, il progetto Pon (Programma operativo nazionale) denominato “Edu Green” di 17.500 euro e il Decreto “Sostegni Bis” per le scuole.
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