Il ministro Sangiuliano all’assedio della Biennale. Cicutto a rischio, ecco i nomi per la successione
Assedio alla Biennale di Venezia. Manca quasi un anno al prossimo febbraio e– alla scadenza del mandato dell’attuale presidente della Fondazione Roberto Cicutto e del Consiglio di amministrazione.
E di fronte c’è l’organizzazione di manifestazioni importanti come l’ormai imminente Mostra internazionale di Architettura – “The laboratory of future”, dedicata all’Africa e in programma dal 20 maggio al 26 novembre – la Mostra del Cinema a settembre e ancora le rassegne di Danza, Musica e Teatro.
Eppure l’aria che spira in via del Collegio Romano, al Ministero della Cultura, è quella del cambio della guardia, a dispetto dei risultati straordinari ottenuti in questo quadriennio dall’attuale gestione della Biennale nonostante l’emergenza Covid.
I successi della Biennale e lo sgarbo del ministro
La Mostra Internazionale di Arti Visive conclusa a novembre è stata la più visitata della storia della Biennale, ma il neoministro (in quota Fratelli d’Italia) Gennaro Sangiuliano, per la prima volta, non ha voluto accorgersene, senza una riga di comunicato di felicitazioni per il successo di una manifestazione del “suo” ministero.
Sangiuliano è già venuto a Venezia tre volte nei cinque mesi del suo mandato, l’ultima pochi giorni fa per una sua lectio all’Università di Ca’ Foscari.
Ma, nonostante gli inviti, non ha mai trovato la voglia e il tempo per passare dalla Biennale, che pure gestirà nei prossimi anni quasi 170 milioni di euro del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza per la creazione di un polo internazionale di ricerca e studio all’Arsenale, legato all’Asac, l’Archivio storico delle arti Contemporanee, i cui lavori sono già iniziati.
E allo stesso Cicutto che proprio in occasione dell’incontro pubblico a Ca’ Foscari ha chiesto al ministro sostegno e condivisione sul progetto della Biennale che vuole collegarsi alle altre istituzioni culturali veneziane e diventare anche centro di formazione di personale altamente qualificato nei campi delle arti, ha offerto solo un blando cenno di assenso, privo di qualsiasi entusiasmo.
Il ministro “citazionista” e la restaurazione
Perché? “Poscia più che l’onor, poté il digiuno”, si potrebbe dire con una citazione dantesca rivolta a un ministro “citazionista” per eccellenza, come ha dimostrato anche nel suo discorso a Ca’ Foscari, infarcito di richiami letterari e filosofici. Anche nel suo discorso veneziano, infatti Sangiuliano ha tuonato contro «l’egemonia della sinistra nelle università, nelle istituzioni culturali, nell’editoria», segnalando che l’aria con lui e il nuovo Governo cambierà.
E dunque Cicutto, nominato da un ministro del Pd come Dario Franceschini e pertanto dichiaratamente in quota alla sinistra, nella logica di appartenenza e di rioccupazione di spazi declinata da Sangiuliano, alla Biennale non può essere riconfermato.
Nonostante le sue evidenti capacità manageriali e i risultati, che, sulla linea di quanto già ottenuto con la presidenza di Paolo Baratta, fanno oggi della Biennale la più importante istituzione italiana del contemporaneo e una delle maggiori a livello mondiale.
Tutti gli uomini (e donne) di Sangiuliano
Così, con un anno di anticipo – e il rischio di destabilizzare in corso d’opera in questo modo un’istituzione di questo livello – cominciano così già a circolare i “rumors” sulle possibili candidature o autocandidature di destra alla successione di Cicutto.
Uno dei papabili – come scritto anche da “La Stampa” – è lo storico Giordano Bruno Guerri, attuale presidente della Fondazione “il Vittoriale” e dannunziano nell’animo oltre che nello studio.
Guerri è stato sino all’ultimo in lizza con lo stesso Sangiuliano per la poltrona di ministro della Cultura e dunque probabilmente è in attesa di un altro incarico di prestigio che compensi quello perduto. La Biennale, evidentemente, andrebbe benissimo.
Altro nome che circola a Roma è quello di un altro dei non numerosi intellettuali di destra di un certo peso: Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, convertitosi qualche anno fa alla religione musulmana, il che nel caso in questione non aiuterebbe.
E, ancora, forse sotto la spinta del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, suo fratello, si è fatto il nome di Elisabetta Sgarbi, stimata editrice alla guida di La Nave di Teseo, curatrice della rassegna culturale La Milanesiana, ma anche, negli ultimi anni, brava regista documentarista. Tanto che qualcuno ha addirittura buttato là il suo nome come possibile sostituta di Alberto Barbera alla guida della Mostra del Cinema.
In realtà Barbera ha ancora due anni di incarico davanti a sé, con l’organizzazione anche della Mosta del 2024, “sopravvivendo” per un anno all’attuale Cda per evitare problemi organizzativi in attesa del rinnovo. Ma se il clima intorno alla Biennale è quello che si delinea, non sarà facile resistere.
Le spinte, gli spintoni e le spintine
Lo stesso Sgarbi, da sempre molto vicino a Venezia e alle cose veneziane, vuole un ruolo attivo nella definizione del nuovo assetto della Biennale, anche se il “kingmaker” resta Sangiuliano, a cui spetta di diritto la nomina del presidente.
Ci sono poi “embrioni” di autocandidature sparse che erano già iniziate a fiorire nei mesi scorsi, anche da parte di intellettuali non dichiaratamente di destra. Come quella di Antonio Monda, già direttore della Festa del Cinema di Roma.
E dello storico e critico d’arte Vincenzo Trione, che aveva criticato duramente la Biennale e la Mostra delle Arti Visive, definendole un modello di gestione sorpassato, ancora prima della conclusione.
C’è da capire anche il ruolo che vorranno giocare nella partita della Biennale il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il presidente della Regione Luca Zaia, entrambi nel Cda della Fondazione, Brugnaro addirittura con il ruolo di vicepresidente di diritto. Grandi amici entrambi di Sangiuliano, come lui stesso ha ripetuto dal palco di Ca’ Foscari. Sapranno consigliarlo per il meglio?
Entrambi più che soddisfatti dell’attuale rapporto con i vertici della Biennale, con i quali c’è piena sintonia, al punto che circa 100 milioni di euro dei fondi Pnrr destinati alla Fondazione sono affidato direttamente al Comune per gli appalti dei lavori all’Arsenale.
E dei 18 miliardi di euro del fatturato del turismo veneto di cui
si è vantato solo pochi giorni fa a Ca’ Foscari, una fetta consistente arriva proprio da Venezia e la Biennale con le sue manifestazioni di successo e l’indotto che esse provocano vi è tutt’altro che estranea.
«La Biennale funziona come un orologio svizzero» aveva detto Cicutto raccogliendo il testimone da Baratta. E così ha continuato ad essere con lui, perfezionando ulteriormente gli ingranaggi. Ma gli orologi come questi hanno meccanismi delicati, basta poco per romperli se si decide di smontarli anche se funzionano perfettamente. È il serio rischio che corre il ministro Sangiuliano, e se così sarà, nessuno poi lo ringrazierà.