Traffico di droga con i Balcani, 175 chili di marijuana: due goriziani condannati a 8 anni
GORIZIA. Un lungo viaggio, a bordo di un autocaravan, da Gorizia lungo la rotta balcanica. E a Pristina, capitale del Kosovo, i due corrieri avevano proceduto all’ingente carico, il camper opportunamente “modificato” per occultare 174,80 chili di sostanza stupefacente. Ma quel carico non era giunto a destinazione.
Bloccati in Serbia
Nella città di Pirot, capoluogo dell’omonimo distretto, nel sud-est della Serbia, proprio al confine con la Bulgaria, i due corrieri erano stati fermati e posti in arresto. Era il 17 luglio 2020. A carico dei goriziani Anna Maria Morelli e Alberto Grusovin, il Tribunale di Pirot ha emesso sentenza di condanna, entrambi alla pena di 8 anni.
Il dibattimento in aula
Quel viaggio è stato al centro del dibattimento, giovedì davanti al Collegio giudicante presieduto da Concetta Bonasia. Vinicio Cej, di Gorizia, è accusato di esserne stato l’organizzatore. Lui, infatti, avrebbe incaricato i due corrieri di noleggiare il camper nell’Isontino e quindi di affrontare la “trasferta” balcanica per recuperare il voluminoso quantitativo di marijuana. L’uomo, difeso dall’avvocato Alberto Tarlao, è accusato anche di aver organizzato un ulteriore, ma tentato, trasporto di stupefacente, progettato con le stesse modalità, nell’avvalersi sempre di un camper a noleggio. In questo caso, il viaggio, che era stato programmato nell’autunno del 2019, non aveva avuto compimento.
La deposizione dei testi
Giovedì, in aula, hanno deposto due testi del pubblico ministero Ilaria Iozzi. A confermare il noleggio del camper è stato il titolare della ditta, situata a Trieste, presso la quale s’era recato il Grusovin. «Ha pagato in contanti l’intera quota di noleggio e la cauzione, 2 mila euro complessivi», ha affermato il teste che ha anche confermato la telefonata ricevuta per la prenotazione del mezzo.
La relazione dei carabinieri
Lungo e articolato è stato invece l’esame di Giuseppe Di Sabatino, che all’epoca, in qualità di sottufficiale del Nucleo investigativo dei carabinieri di Gorizia, aveva coordinato e diretto buona parte delle indagini, culminate nell’arresto dei due corrieri. Una vicenda molto complessa, quella riportata dal teste. Il procedimento era scaturito da una nota informativa, dell’aprile 2020, circa una serie di elementi investigativi acquisiti da una fonte confidenziale. Nell’informativa si faceva riferimento a Cej. A quella fonte s’era rapportato in particolare uno dei due carabinieri che avevano così dato avvio alle indagini. Un ufficiale di Pg non ha l’obbligo di rivelare le generalità di una fonte confidenziale, come ha ricordato il teste.
Le attività investigative
A luglio Di Sabatino era subentrato alla direzione dell’inchiesta. Le attività investigative s’erano quindi concentrate su Cej, di osservazione, monitoraggio degli spostamenti attraverso il posizionamento del Gps nella vettura e di alcuni tabulati telefonici. Fino agli incontri “propedeutici” alla preparazione del viaggio, previsto il 13 luglio, come quello avvenuto presso un distributore Petrol, pochi giorni prima della partenza. In quell’occasione Cej aveva acquistato nella stazione di servizio due cellulari “usa e getta”, l’uno a proprio uso, l’altro consegnato alla Morelli. Sarebbero serviti per comunicare tra loro nel corso dell’operazione oltreconfine, è sempre quanto ha riferito il teste, guidato dalle domande del pubblico ministero.
La fonte confidenziale
Intanto la “fonte confidenziale” era stata identificata: si trattava di Anna Maria Morelli. La donna aveva dato conto di tutti i percorsi e le tappe del viaggio non solo a Cej, ma, in parallelo, anche al carabiniere al quale continuava a fornire le sue rivelazioni. In virtù della sua attività illecita, la posizione del carabiniere è diventata a sua volta oggetto di indagini da parte della Procura.
Sembrava comunque che quel viaggio filasse liscio, come da programma, pur imbattendosi in inconvenienti. Ma ad attendere i due corrieri al confine in uscita dalla Serbia c’erano le manette