Trieste, pinguini di cartone davanti all’Aquario in attesa della statua dedicata a Marco
TRIESTE. Il Banksy triestino colpisce ancora. L’ultima opera è comparsa ieri a pochi metri dalla mostra dedicata allo stesso Banksy, quello vero, “The Great Communicator”, allestita al Salone degli Incanti. Non solo. Il misterioso artista, già autore di diverse installazioni in città, per la prima volta svela qualcosa di sé e spiega che tutti possono liberamente portare a casa e condividere, anche in futuro, le sue creazioni.
I 10 pinguini
Ma andiamo con ordine. Ieri mattina, sulle scale dell’Acquario, sono spuntati 10 pinguini, di varie dimensioni. Costruiti con del cartone spesso, e colorati di bianco e nero, erano stati evidentemente posizionati durante la notte. Fin dalle prime ore del mattino i pinguini hanno attirato l’attenzione non solo dei triestini ma anche e soprattutto dei numerosi turisti a passeggio sulle Rive: hanno scattato foto e selfie, chiedendosi ovviamente il motivo di quella presenza così originale proprio davanti a quel palazzo. È stata una sorta di pesce d’aprile, fa sapere l’autore, «in attesa del vero Marco davanti all’Aquario».
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Il pinguino Marco
Il riferimento è alla statua che ritrae il celebre pinguino Marco accanto a una bambina che a breve verrà collocata proprio davanti all’Aquario. Tutti i singoli pannelli che raffigurano gli animali sono firmati. Una sigla che ha permesso di risalire a un profilo Facebook, quello di Ges Net (Artist). Proprio lui, il Bansky locale, che sui social utilizza quindi un nome di fantasia. Che fosse un uomo lo si sapeva già. In un’intervista in forma anonima lo aveva anticipato mesi fa, e in più si sa che è nato nel 1975. Contattato via messaggio, rivendica nel dettaglio l’elenco completo delle opere realizzate finora a Trieste e lasciate in vari punti della città: tre pannelli dedicati a Giulio Regeni, uno a Nadia Toffa, un tributo ai “figli delle stelle”, i due agenti morti nella sparatoria in Questura, tante “Marianne” sparse in diversi punti della città, qualche farfalla e, di recente, anche un omaggio al ristorante “Odio il brodo”.
Fa parte di un gioco
Aggiunge: «Fa parte del gioco prendere un pannello e portarlo a casa o metterlo in un locale. Lo spirito è proprio questo, condividere. Se poi le persone lo espongono o le mostrano sui social, per me è il massimo». Insomma, ben venga se c’è chi sceglie di prendersi tutto quanto e portarselo via. L’importante è che, in qualche modo, le opere prelevate siano conservate e, magari, diffuse. Si dice sia già successo così per alcune delle installazioni posizionate finora fra centro e periferia. Se quelle ispirate ad esempio a Regeni, lasciate fuori dal Petrarca, il liceo che fu frequentato dal giovane ricercatore, sono state recuperate e conservate all’interno della scuola, altre non si sa bene che fine abbiano fatto. E in fondo è forse proprio quello che il Banksy triestino vuole. Che la gente trovi le sue creazioni e le conservi. A casa o, meglio ancora, in luoghi aperti al pubblico